Chi sei quando nessuno ti guarda?

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Avanti, mostrati, chi sei ?

 

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Senza posto, senza tempo

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Tra le tante cose che sopporto poco dei contesti sociali definiti c’è la tendenza a utilizzare le frasi fatte come insegnamento di vita… ma sembra che alle persone piaccia aprire bocca per dire cose in cui non credono assolutamente, ma a cui si aggrappano per non ammettere a se stessi che, forse, hanno sbagliato qualcosa (tutto) della loro vita. E, forse, ci tengono a trascinarti con loro, un po’ per invidia, un po’ per cercare compagnia.
O magari perché hanno bisogno di aiuto.

Di recente, parlando del più e del meno con colleghi e amici, più di una volta mi sono sentito dire questa, orribile, frase :

“Un giorno TROVERAI il tuo posto nel mondo”

Ecco…trovare il proprio posto nel mondo…come hanno fatto loro? Che hanno accettato una vita sicura ma infelice? Che si sono sposati perché ” a un certo punto lo devi fare” e poi non fanno altro che lamentarsi della moglie\marito? Che rimpiangono tutte le cose che ora non possono fare, senza rendersi conto che si autoimpongono di non farle in nome del “ormai sono grande per fare certe cose” che ti dicono con gli occhi lucidi?

Io non credo che una persona debba TROVARE il proprio posto nel mondo. Si trova il posto al ristorante o nel parcheggio, non nella vita.

Una persona se lo deve CREARE il proprio posto nel mondo, una dimensione in cui possa vivere perlomeno sereno seguendo i propri bisogni senza accettare di vivere in un modo soltanto perché ci hanno insegnato che si vive così chi, nella sua infelicità, tenta comunque di imporci una visione del mondo standardizzata perché è l’unica che conosce.







A proposito… è online … il nuovo sito 🙂

Lavorare da casa : i miei 5 pro e 5 contro

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Da un po’ di tempo ormai la maggior parte del mio lavoro lo faccio da casa, per cui ho pensato di scrivere un articolo a riguardo esaminando cinque cose positive e cinque negative che ho riscontrato nel corso degli anni. Inutile dire, quindi, che parlo delle mie esperienze personali e non di cose oggettive e uguali per tutti.

Partiamo con…

I Contro (In ordine sparso)

  • La Credibilità : Per la maggior parte delle persone la casa e il posto di lavoro sono due luoghi distinti; le persone che lavorano da casa sono viste come quelle che non sono riuscite a trovare chi volesse assumerle (senza capire che lavorare per qualcuno significa essere assunto, seppur per breve tempo) per cui si rischia di essere meno credibili di un professionista che lavora in un luogo preciso e strutturato a uno scopo ben preciso.
  • Il Luogo in cui Vivo : Io vivo in un condominio. Significa orari da rispettare per il benessere dell’ecosistema in cui mi trovo e dover sopportare discorsi tipo “Ogni tanto arriva gente sconosciuta che va a casa sua, uomini o donne, chissà chi sono…chissà che combina a casa…”. Aggiungiamoci poi che, stando in una mansarda, quando arriva l’estate il caldo diventa insopportabile e non trovo vie di fuga, avendo comunque bisogno di tutta l’attrezzatura che ho montato nello studio.
  • Le Distrazioni : Inutile dire che lavorando da casa aumentano le distrazioni di qualunque tipo: telefonate, visite in attese di parenti, il postino con la raccomandata da firmare, l’amico che ti fa una sorpresa (e che mai si sognerebbe di farti in un posto di lavoro, vedi punto 1), il cane che vuole giocare, il gatto che ha fame, il programma tv che fanno proprio in quel momento, il caffè ecc. ecc.
  • La Noia : Se prima ho parlato della credibilità c’è da considerare anche il fatto che lavorare a casa propria può portare, alla lunga, al considerare la propria attività noiosa in quanto non si stacca mai dal luogo in cui si vive. Mi sveglio la mattina, mi lavo, mi vesto, faccio colazione e non esco di casa ma mi sposto semplicemente in un’altra stanza. Sempre meno variabili nella giornata. E io sono uno che si annoia facilmente. Aggiungiamoci poi che, lavorare da casa, significa anche non staccare mai.
  • I Rapporti Umani : Per quanto io sia una persona tendenzialmente solitaria che sta bene da sola ammetto che lavorare da casa minimizza i rapporti umani. A parte le persone con cui, o per cui, una persona svolge la sua attività ci sono tutte quelle persone che si incontrano semplicemente spostandosi da casa al luogo di lavoro.
    Questo punto è simile al punto 4, se non che nello specifico mi sono voluto soffermare sul valore del rapporto interpersonale. Quando lavoravo a Firenze e prendevo il treno tutte le settimane, beh…ho incontrato diversa gente più o meno interessante.

    Ed ora…

    I Pro (In ordine più o meno sparso)

  • Minimizzare il Tempo e le Spese : Non dovendo recarmi in un luogo di lavoro prestabilito ho più tempo per me e spendo meno soldi che posso dedicare ad altre cose. Due volte a settimana insegno in una scuola a Lucca e, seppur abiti a 20Km dal posto di lavoro, ho una spesa sia di tempo che di denaro che posso ben quantificare alla fine dell’anno e che confronto con i soldi che risparmio svolgendo l’attività da casa.
  • Gingillarsi : Ebbene si. Gingillarsi. Tutti ci gingilliamo a lavoro. Lavoriamo 8-10 ore al giorno ma la quantità di tempo che effettivamente spendiamo per produrre il bene\servizio della nostra attività spesso è molto meno ed è una cosa riscontrabile in molte attività. Beh, gingillarsi a casa propria è tutta un’altra cosa, lo fai con più tranquillità e con meno pressione, di conseguenza, per come la vivo io, è più facile recuperare lucidità mentale per proseguire il lavoro.
  • Tutto a portata di Mano : Lavorare da casa significa non doversi preoccupare di aver lasciato qualcosa a casa.
  • La Pausa Pranzo : Avere la cucina a disposizione per me è molto importante visto che mi piace mangiare bene e se non accade poi mi monta il nervoso. Che poi posso mangiare pure un panino (un buon panino, si intende) ma avere la cucina a disposizione mi permette di agire con più tranquillità anche solo per prepararmi da mangiare (e qua si torna al punto 2 ) senza mettere fretta ad altre persone o, peggio, avere altre persone che ti rallentano.
  • Ma volete mettere…. d’inverno, quando piove e fa freddo…e la gente si alza di malumore perché deve andare a lavoro nonostante tutto…e tu sei seduto sulla poltrona girevole, con in mano una tazza di cioccolata calda o di the fumante, a guardare il maltempo fuori dalla finestra e a pensare che puoi lavorare tranquillamente da casa fregandotene della pioggia?

La Cravatta

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La memoria è una cosa fantastica.
Soprattutto quando ce l’hai molto sviluppata e sei capace di riportare alla mente fatti accaduti chissà quando con assoluta precisione.
Ancora di più quando per la prima volta ti trovi dalla parte opposta della barricata e a fartici rimanere di stucco è una cravatta.
Una cravatta che hai prestato a qualcuno sapendo che non l’avresti mai riavuta.
Una cravatta che per dieci anni è stata tranquilla, arrotolata per i fatti suoi, dentro un cassetto mentre tu, lentamente, ne cancellavi il ricordo fino a dimenticarla totalmente.
Una cravatta che, non appena l’hai avuta nuovamente tra le mani, ti ha portato indietro di dieci anni in un colpo solo lasciandoti un sorriso stampato in faccia, un misto di malinconia e stupore.

E la consapevolezza di essere invecchiato e di non avere più la verve di un tempo.


 

Il Vuoto Cosmico

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Mi piacciono gli spazi aperti. Vuoti.

Quando c’è silenzio; quando ogni cosa è immobile e sembra essere esattamente nel luogo dove deve stare come fosse parte di un dipinto; quando il vento ti porta i racconti del mondo ed è l’unica voce che senti; quando incontri qualcuno che è da solo come te e un cenno della testa, o della mano, è l’unica cosa che vi unisce; quando fa freddo e sei costretto a chiuderti nella giacca, nonostante il freddo non passi; quando le stelle se ne stanno per i fatti loro, come hanno sempre fatto, e ti sbeffeggiano facendoti credere che sono là per un motivo. Che sono là per insegnarti qualcosa di mistico. Ma la realtà è che sono solo un simbolo a cui abbiamo attribuito, per necessità, una qualche importanza.

Mi piacciono gli spazi aperti. Vuoti.

Quando il sole  fa capolino tra le foglie degli alberi; quando la terra risuona soltanto dei passi che la percorrono; quando il cielo è azzurro intenso e le nuvole, bianche, assumono la forma di quello che cerchi.

Mi piacciono gli spazi aperti. Vuoti.

Quando l’assenza di tutto diventa presenza.

Disintossicarsi

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Negli ultimi tempi sono successe diverse cose, sia positive che negative, che mi hanno messo, ancora una volta, nella situazione di fare i conti con me stesso, con le mie scelte di vita, con ciò che sono stato e su ciò che sto diventando.

E ho realizzato, questa volta sul serio, che non posso continuare come ho sempre fatto; farmi venire il mal di vivere per persone e situazioni che non tollero ma con cui devo avere a che fare per forza solo in nome del quieto vivere non è il sistema per vivere in pace con me stesso. Con gli altri forse si, ma con Danilo no. E Danilo è più importante del resto del mondo.

Così ho deciso di cominciare a eliminare tutto ciò che ritengo tossico alla mia esistenza.

Che a parole è facile dirlo. L’ho detto tante volte e fatto poche. Ma questa volta sono partito in quarta. Ho fatto una lista in cui ho segnato tutto ciò che non mi rende sereno e piano piano sto depennando. Ho deciso di fregarmene del compromesso. Tutto ciò che è tossico se ne vola via e si ricomincia.

Non so cosa ne verrà, ma è un rischio che sono pronto a correre.

Non posso fare altrimenti.

Ho venduto la mia collezione di cd

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Riagganciandomi a  a questo vecchio articolo del blog in cui parlavo della mia passione per i cd e ne elencavo alcuni che mi erano rimasti nel cuore…beh, oggi ho fatto piazza pulita e ho venduto tutto.

Sono un folle!!!!

In realtà ho preso la cosa come una sorta di rinascita, parandomi dietro la scusa di dover fare posto in camera (e infatti sto dando via, a malincuore, anche alcuni libri), ma forse avevo semplicemente bisogno di cambiare aria, in un modo diverso dal cambiare posto dove sto…semplicemente ricominciando.

Ho venduto anche il pianoforte, quello rotto che sto cercando di dare via da un mese. L’ha comprato il tipo a cui ho venduto i cd perché ne voleva uno a basso costo e ha accettato il fatto di doverlo poi, eventualmente riparare.

Ora sono senza strumento fino a quando non arriva quello nuovo, ma va bene così…va bene così perché questa cosa ha scatenato una serie infinita di cose positive, tipo buone notizie in campo lavorativo, in primis…e sembra come se dare via questa parte di me sia stato come togliere un tappo che bloccava l’uscita alle cose buone.

Non so, sensazioni sicuramente…anzi, coincidenze a cui non dovrei dare troppo peso, ma siccome mi fisso sui segni, segnali e compagnia bella…forse è stato come oliare un ingranaggio incastrato e veder ripartire un po’ le cose.

[La line-up di questo disco è qualcosa di incredibile:

  • Piano – Steven Wilson, Jordan Rudess
  • Chitarra Elettrica – Steven Wilson, Steve Hackett, Mike Outram
  • Chitarra Acustica – Sand Snowman
  • Basso – Steven Wilson, Tony Levin, Nick Beggs, Trey Gunn
  • U8 touch guitar – Markus Reuter
  • Batteria – Nic France, Pat Mastelotto
  • Warr Guitar – Trey Gunn
  • Sassofono; Sassofono Soprano – Theo Travis
  • Clarinetto – Theo Travis, Ben Castle
  • Chitarra Stick – Nick Beggs, Tony Levin
  • Orchestra – London Session Orchestra, Dave Stewart
  • Flauto – Theo Travis
  • Tastiere, Percussioni, Programmazioni – Steven Wilson ]