Della Misantropia e di altre amenità

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Quando qualcuno mi chiede di parlargli di me, solitamente, rispondo con la frase “Sono un inguaribile misantropo”, ottenendo le reazioni più disparate da parte di chi mi ascolta. Credo che la maggior parte della gente a cui lo dico mi prende per pazzo, ma considerando quanto mi interessa del giudizio di chi non mi conosce, non me ne preoccupo troppo.

Non so quando è scattata la scintilla che mi ha fatto prendere consapevolezza di questa cosa, ma sono sempre stato un po’ antisociale. Solo che prima pensavo fosse solo una mia caratteristica; da piccolo ero timido e socializzavo a fatica, ma non per questo ho avuto un’infanzia difficile, anzi, proprio il contrario. Crescendo ho sempre più aumentato il distacco con le persone creando due vasti insiemi in cui inserirle “Persone con cui sto bene” e “Persone con cui non sto bene”. Se avessi potuto passare il tempo solo con quelle del primo insieme sarebbe stato bellissimo, ma, ahimè, la vita è tutto l’opposto di ciò che ci si aspetta.

Così la mia allergia alle persone (altra frase che ogni tanto tiro fuori) è aumentata nel tempo, senza che riuscissi a dargli un nome, ma spingendomi ad avere comportamenti normalissimi con gli amici e le persone con cui ero in sintonia e comportamenti del tutto antisociali con gli altri. Cosa che, suppongo, mi ha fatto additare come uno strano, per non dire di peggio. Ma, come ho detto, problemi di chi punta il dito non certo miei.

A un certo punto ho preso consapevolezza della cosa.
Per me non è stato il prendere atto di ciò che non va o non va in me o negli altri, ma solo una visione oggettiva della realtà del mio modo di essere. Il mondo mi sta stretto e le persone pure. Sono così e mi va bene. Forse dipende da qualcosa che è successo o magari è solo insito nella mia natura. Magari non si tratta nemmeno di “misantropia” vera e propria. Comunque sia, presa coscienza totale del mio modo di essere è stato sicuramente più facile vivere e convivere con ciò che mi infastidisce e di cui farò un breve elenco:

-Il comportamento standardizzato delle persone mi urta l’anima. Le cosiddette convenzioni sociali a cui siamo stati abituati da secoli di civiltà mi stressano. Non le concepisco, non vedo perché non posso essere libero di vestirmi in un certo modo o di fare o non fare un regalo a una persona indipendentemente dal giorno semplicemente perché è così che si fa.
Non sono fatto per stare in mezzo a un gregge, non posso farci niente.

-Meditate gente, meditate. L’arroganza che sta dietro a questa frase è incredibile e indicibile. Solitamente la leggo sui social network a seguito di link di vario genere, da video musicali ad argomenti scientifici, magari anche con qualche emoticon che serve a rafforzare la convinzione dell’autore del post che ciò che dice è la verità assoluta e, soprattutto, si prodiga nell’atto di rivelarla e insegnarla agli altri. Spesso poi sono castronerie abissali. Ma è un’altra storia.

-Gli assolutismi. Oggi c’è un po’ la tendenza a rendere tutto assoluto. Se a tizio piace una cosa quella cosa è bella. Non è che per lui è bella, lo è in assoluto. Se a te non piace non capisci niente. Magari ci capisci di più, magari giusto un capellino, ma se non gli dai ragione non capisci, sei un povero scemo.
Intendiamoci, sono il primo a dire che i gusti personali sono sacrosanti e imprescindibili dalla qualità di qualcosa, ma la presunzione e l’arroganza del voler essere detentori della verità assoluta è una cosa che tollero meno dei miei vicini trogloditi che sbraitano durante il derby.

-La minaccia alla propria intelligenza. E qua mi ricollego al pezzo scritto sopra. Se tizio ti dice che non capisci niente se non appoggi i suoi gusti, non accetta, ovviamente, che tu gli dica lo stesso. Viviamo in un paese dove tutti sono, siamo, convinti di essere intelligenti, e di esserlo pure più degli altri. Una critica a un nostro gusto personale viene recepito come un attacco alla nostra intelligenza e reagiamo di conseguenza, mettendoci sulla difensiva come un riccio che si chiude per non farsi sbranare dalla volpe. Poi uno ci arriva a capire che non è un comportamento maturo. Ma conosco gente che è ancora alla fase anale del problema.

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