“Come i treni a vapore, di stazione in stazione, di porta in porta e di pioggia in pioggia…”

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Il treno è una delle poche costanti della mia esistenza, o almeno, una delle poche che sopporto con piacere.
Il primo ricordo che ho di un viaggio in treno risale a più di venti anni fa. Come tutte le estati, con mia madre e mia sorella, ero alla stazione di Firenze ad aspettare la coincidenza per scendere in Sicilia e andare dai nonni. Avevo un walkman rosso e stavo ascoltando Lucio Battisti. Quando il treno arrivò alla stazione, intorno alle 23 e qualcosa, ascoltavo “Ancora Tu”.

Sono sicuro di aver preso il treno anche in circostanze precedenti, ma quello è il mio primo ricordo che riguarda stazioni e vagoni.

Il fatto è che non riesco a dire di no allo sferragliare delle ruote metalliche sui binari, al dondolare dei vagoni, al mondo che passa dal finestrino a una velocità diversa da quella in cui va normalmente il mondo, alle persone incontrate e poi dimenticate appena scese alla stazione. E non riesco a dire di no nemmeno all’aria condizionata che non funziona, alle urla dei bambini che piangono, ai litigi tra il controllore e l’ennesima persona senza biglietto, agli incontri assurdi che mi sono capitati, ai ritardi, ai guasti e a tutti i Trenitalia si scusa per il disagio che ho collezionato negli anni.

Ho anche sviluppato certe singolari abitudini nei miei innumerevoli viaggi. Ad esempio, cerco sempre il vagone più vuoto possibile e se posso scelgo il posto con quattro sedili, dove si sta più larghi, e mi siedo in direzione del senso di marcia con il finestrino a sinistra. Riesco a tollerare il vagone semivuoto o anche totalmente pieno, così come viaggiare contro il senso di marcia. Ma non avere il finestrino a sinistra, invece, non mi permette di godermi il viaggio come vorrei. Non so perché, è il contrario di quando cammino a fianco di qualcuno; in quel caso mi piace avere la persona a destra e avere la sinistra libera. Prima o poi cercherò di capire se tutto ciò ha un significato mistico o è solo una mania da curare.

E invece, dopo dieci anni di costanti viaggi settimanali in treno, le cose sono cambiate in quanto non ho più motivi per prenderne uno, se non per casi sporadici. Ma un viaggio in treno ogni 2-3 mesi non mi soddisfa assolutamente a meno che non sia di lunga durata. E infatti mi sono preso il lusso di qualche gita fuori porta giusto per il gusto di farmi 4-5 ore all’andata e altrettante al ritorno e non tanto per la meta. A volte si, come quando sono andato alla mostra di Yamashita a Torino o alla mostra di Chagall a Milano, ma altre no.

Solo per il gusto di salire su un treno e perdermi un po’ in un altro mondo.



Treno a vapore

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