“Prender la pioggia goccia a goccia anche se resta sempre pioggia”

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Zaino in spalla e camminare è stato il mantra di ieri pomeriggio.
Così sono tornato nel bosco, ho preso un sentiero più o meno consapevole di dove portasse e me ne sono stato al fresco a rimuginare su alcune cose vecchie e attuali e a fantasticare su quelle ipotetiche future.
Il cielo non era dei migliori, c’era qualche nuvola grigiastra e in lontananza, ogni tanto, qualche rumore poco confortante faceva presagire la pioggia, che però, per fortuna, non c’è stata.

Per fortuna perché non ero preparato a camminare sotto la pioggia, altrimenti avrei ringraziato il cielo per un po’ d’acqua che mi facesse compagnia. Che seppur è bella la solitudine, a volte una compagna di viaggio silenziosa ma presente è sempre ben accetta.

La pioggia. Un’altra cosa che adoro.

Mi piace quando piove e sono a casa, con la tazza di the in mano, magari d’inverno, e osservo lo scrosciare dell’acqua sul terrazzo, lo zampillare delle gocce sulle mattonelle rosse e il rumore che per molte persone è così inquietante e che a me fa l’effetto opposto.

Ma mi piace ancora di più quando io e la pioggia siamo nella stessa “stanza”. Quando lei cade dal cielo fregandosene di tutto e di tutti e tu sei lì, magari con il cappello in testa (perché sia chiaro che, se hai il cappello in testa è come se non piovesse”) oppure senza e la accogli, bagnandoti lentamente oppure in pochi secondi quando la pioggia è impetuosa.

Non posso dire, ovviamente, di non aver mai sperato che finisse di piovere. Come l’estate del 2001 sulle Dolomiti, quando il cielo decise di regalarci un acquazzone in un momento in cui ripararsi era praticamente impossibile. O anche dal ritorno da scuola, quante volte è capitato di non avere l’ombrello e scendere dall’autobus e bagnarsi totalmente nel tragitto per tornare a casa. O addirittura mi è capitato durante alcune serate. Ricordo in particolare quella all’Isola del Giglio, due giorni prima di sostenere l’esame di teoria e solfeggio al Conservatorio di Lucca. Gli strumenti montati sul palco e l’acqua che non ci lasciò scampo…riavvolgere i cavi e sistemare le cose sotto l’acqua mentre la gente si comportava come se nulla fosse e ballava con la musica che proveniva da uno stereo piazzato in piazza.

Eppure tutte le volte che minaccia pioggia, indipendentemente da cosa ho da fare e da dove sono, anche se mi lamento, sotto sotto sono contento come un bambino quando vede la neve per la prima volta.

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5 pensieri riguardo ““Prender la pioggia goccia a goccia anche se resta sempre pioggia”

    Evaporata ha detto:
    giugno 28, 2015 alle 11:37 am

    Questo post potrei averlo scritto io. Penso e, talvolta, faccio esattamente le stesse cose.

    Evaporata ha detto:
    giugno 28, 2015 alle 11:40 am

    L’ha ribloggato su EVAPORATA®e ha commentato:
    Questo post descrive “qualcosa dentro” che mi somiglia 😀

    Danilo Sesti ha risposto:
    giugno 28, 2015 alle 11:54 am

    😀

    gigifaggella ha detto:
    giugno 28, 2015 alle 10:26 pm

    Bellissimo, complimenti!

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