Poesie tratte dallo Zenrin Kushu una raccolta zen del XV secolo

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Nulla da nessuna parte è nascosto, dai tempi dei tempi tutto è chiaro come la luce del giorno.

Il vecchio pino stormisce la divina saggezza l’uccello nascosto nel bosco canta l’eterna armonia.

Non c’è nessun luogo dove cercare la mente; é come le impronte degli uccelli nel cielo.

Sopra, non un pezzo di tegola per coprire la testa; sotto, non un centimetro di terra per appoggiare un piede.

Sedendo quietamente, senza fare nulla, la primavera giunge, e l’erba cresce da sé.

L’acqua prima, e l’acqua dopo, ora e per sempre fluendo, si susseguono l’una all’altra.

Una parola determina il mondo intero; una spada pacifica cielo e terra.

Se non lo comprendi da solo, dove lo cercherai?

Se vuoi conocere la strada per salire sulla montagna, devi chiedere all’uomo che sale e scende su di essa.

Se non credi, guarda a settembre, guarda a ottobre! la caduta delle foglie gialle, precipitando, riempire montagna e fiume.

Le oche selvatiche non intendono proiettare il proprio riflesso.L’acqua non ha intenzione di ricevere la loro immagine.

Montagne e fiumi, la terra intera, tutto manifesta apertamente l’essenza di essere.

Entrare nella foresta senza muovere un filo d’erba; entrare nell’acqua senza incresparne la superficie.

Se incontri un uomo illuminato nella strada, non salutarlo né con parole, né con il silenzio.

Noi dormiamo con entrambe le gambe distese, liberi del vero, liberi del falso.

Per lunghi anni un uccello in gabbia, oggi, volare insieme alle nuvole.

Il vento cessa ma ancora piovono fiori. Un uccello canta: la montagna si fa ancor più misteriosa.

Mille erbe piangono le lacrime della rugiada. Solo un pino mormora nella brezza.

Per preservare la vita, deve essere distrutta;una volta completamente distrutta, per la prima volta c’è pace.

Nessuno bisogno di colline e di ruscelli per una meditazione pacifica; quando la mente è stata estinta persino il fuoco si rinfresca di sé.

Non puoi comprenderlo pensandoci; non puoi cercarlo non pensandoci.

Per dieci anni non sono potuto tornare, ora ho dimenticato da quale strada sono venuto.

Pintando fiori sui quali le farfalle volano, Bodhidharma dice, “io non so”.

Battono le gocce d’acqua sulla foglia di bambù, ma non sono lacrime;la tristezza appartiene a colui che le ascolta.

Come una spada che taglia, ma non può tagliarsi; come un occhio che vede, ma non può vedersi.

Là dove né luna né sole arrivano, là, in verità, quali meravigliosi paesaggi!

 

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Un pensiero riguardo “Poesie tratte dallo Zenrin Kushu una raccolta zen del XV secolo

    gigifaggella ha detto:
    luglio 27, 2015 alle 2:43 pm

    Mi ha colpito molto il primo verso…mi ha riportato alla mente un pensiero zen che ho letto qualche tempo fa… che la verità per gli uomini è come l’acqua per i pesci…ci sono immersi, ma loro non lo sanno…

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