“Io sono Emullà, scimmia capobranco, un primate.

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Che vuol dire che c’ero prima di te e di tutti gli altri uomini.
Ho avuto anche io la possibilità di diventare uomo ma ho deciso, con gli altri del mio branco, di rimanere scimmia. Di essere scimmia.

Io sono Emullà questo so e questo ti tramando.

Prima di te, si prima di te, ho scoperto il fuoco, le maree, la fisica quantistica e la fionda.
La relatività e l’istinto, che tu chiamerai anima.
La meraviglia che tu chiamerai amore.
L’odore del sesso, che tu non chiamerai perché ti confonde.

Ma soprattutto, prima di te, ho scoperto il sogno, quella gioia dolente che non ha rumore ma ti pervade, ti fa motore, spinta propellente che si fa futuro.

Ecco, io, Emullà questo so e questo ti tramando.

Al contrario di voi, noi scimmie sogniamo meno di giorno, perché la luce del sole non inganna e il progetto del sogno ci è più chiaro.
E allora, ci mettiamo in fila sullo stesso ramo per avere un’idea di partenza uguale o sulla cima del Monte Torco, che così, ancora, non si chiama. E da qui guardiamo la grande distesa d’acqua da cui veniamo tutti e il moto delle onde che lubrifica la nostra genialità.

Noi abbiamo trovato, una notte, seguendo l’odore della pancia di questa terra, una cosa che abbiamo chiamato “la strada delle stelle”. Si, perché é qui che vengono a nascondersi le stelle, spaventate dalla vastità del cielo. E allora noi le riprendiamo, pezzo per pezzo, e le riconsegniamo al cielo con la nostra fionda.

Ecco che cos’è quello che voi chiamate allume.

Voi prenderete con grande fatica ma userete fino a un certo punto e tutto al più per colorare i vostri vestiti o per fermare un po’ di sangue quando vi sbarbate.

Noi siamo senza bestie piene di peli, ma abbiamo la genialità dei desideri. Per questo noi restituiamo al cielo le stelle, anche se non tutte ritrovano il loro posto, anzi, talvolta capita che qualcuno si scontri con un’altra con una velocità suprema.

Tutte cambiano di posto, ma voi non ve ne accorgete.

Io, Emullà, scimmia capobranco questo so e questo vi tramando.

Ed è così che qualche notte in estate, ma anche in inverno, vedi pezzi di stelle, o stelle intere, che scappano dal cielo per andare a nascondersi sotto queste montagne e diventare rocce bianche, iridescenti, la strada delle stelle.

Io, Emullà, scimmia primate questo so e questo ti tramando.
Non ti assicuro però, che quest’ultima parte che ti dico sia desiderio o bugia d’amore.
Saprai a suo tempo che ogni cosa a suo tempo ha un suo dritto e un suo contrario come il mio nome.

Emullà.”
(Francesco Di Giacomo)

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