asociale

Il Vuoto Cosmico

Postato il Aggiornato il

Mi piacciono gli spazi aperti. Vuoti.

Quando c’è silenzio; quando ogni cosa è immobile e sembra essere esattamente nel luogo dove deve stare come fosse parte di un dipinto; quando il vento ti porta i racconti del mondo ed è l’unica voce che senti; quando incontri qualcuno che è da solo come te e un cenno della testa, o della mano, è l’unica cosa che vi unisce; quando fa freddo e sei costretto a chiuderti nella giacca, nonostante il freddo non passi; quando le stelle se ne stanno per i fatti loro, come hanno sempre fatto, e ti sbeffeggiano facendoti credere che sono là per un motivo. Che sono là per insegnarti qualcosa di mistico. Ma la realtà è che sono solo un simbolo a cui abbiamo attribuito, per necessità, una qualche importanza.

Mi piacciono gli spazi aperti. Vuoti.

Quando il sole  fa capolino tra le foglie degli alberi; quando la terra risuona soltanto dei passi che la percorrono; quando il cielo è azzurro intenso e le nuvole, bianche, assumono la forma di quello che cerchi.

Mi piacciono gli spazi aperti. Vuoti.

Quando l’assenza di tutto diventa presenza.

Disintossicarsi

Postato il

Negli ultimi tempi sono successe diverse cose, sia positive che negative, che mi hanno messo, ancora una volta, nella situazione di fare i conti con me stesso, con le mie scelte di vita, con ciò che sono stato e su ciò che sto diventando.

E ho realizzato, questa volta sul serio, che non posso continuare come ho sempre fatto; farmi venire il mal di vivere per persone e situazioni che non tollero ma con cui devo avere a che fare per forza solo in nome del quieto vivere non è il sistema per vivere in pace con me stesso. Con gli altri forse si, ma con Danilo no. E Danilo è più importante del resto del mondo.

Così ho deciso di cominciare a eliminare tutto ciò che ritengo tossico alla mia esistenza.

Che a parole è facile dirlo. L’ho detto tante volte e fatto poche. Ma questa volta sono partito in quarta. Ho fatto una lista in cui ho segnato tutto ciò che non mi rende sereno e piano piano sto depennando. Ho deciso di fregarmene del compromesso. Tutto ciò che è tossico se ne vola via e si ricomincia.

Non so cosa ne verrà, ma è un rischio che sono pronto a correre.

Non posso fare altrimenti.

Ho venduto la mia collezione di cd

Postato il Aggiornato il

Riagganciandomi a  a questo vecchio articolo del blog in cui parlavo della mia passione per i cd e ne elencavo alcuni che mi erano rimasti nel cuore…beh, oggi ho fatto piazza pulita e ho venduto tutto.

Sono un folle!!!!

In realtà ho preso la cosa come una sorta di rinascita, parandomi dietro la scusa di dover fare posto in camera (e infatti sto dando via, a malincuore, anche alcuni libri), ma forse avevo semplicemente bisogno di cambiare aria, in un modo diverso dal cambiare posto dove sto…semplicemente ricominciando.

Ho venduto anche il pianoforte, quello rotto che sto cercando di dare via da un mese. L’ha comprato il tipo a cui ho venduto i cd perché ne voleva uno a basso costo e ha accettato il fatto di doverlo poi, eventualmente riparare.

Ora sono senza strumento fino a quando non arriva quello nuovo, ma va bene così…va bene così perché questa cosa ha scatenato una serie infinita di cose positive, tipo buone notizie in campo lavorativo, in primis…e sembra come se dare via questa parte di me sia stato come togliere un tappo che bloccava l’uscita alle cose buone.

Non so, sensazioni sicuramente…anzi, coincidenze a cui non dovrei dare troppo peso, ma siccome mi fisso sui segni, segnali e compagnia bella…forse è stato come oliare un ingranaggio incastrato e veder ripartire un po’ le cose.

[La line-up di questo disco è qualcosa di incredibile:

  • Piano – Steven Wilson, Jordan Rudess
  • Chitarra Elettrica – Steven Wilson, Steve Hackett, Mike Outram
  • Chitarra Acustica – Sand Snowman
  • Basso – Steven Wilson, Tony Levin, Nick Beggs, Trey Gunn
  • U8 touch guitar – Markus Reuter
  • Batteria – Nic France, Pat Mastelotto
  • Warr Guitar – Trey Gunn
  • Sassofono; Sassofono Soprano – Theo Travis
  • Clarinetto – Theo Travis, Ben Castle
  • Chitarra Stick – Nick Beggs, Tony Levin
  • Orchestra – London Session Orchestra, Dave Stewart
  • Flauto – Theo Travis
  • Tastiere, Percussioni, Programmazioni – Steven Wilson ]

Hai 30 anni, perché non ti sposi?

Postato il Aggiornato il

Qualche giorno fa avevo voglia di pizza, così, invece di cucinare ho ordinato la mia solita sottobosco con aggiunta di prosciutto crudo (la sottobosco, almeno come la fanno alla pizzeria sotto casa, è una pizza bianca con porcini e crema di tartufo) e mi sono assicurato di comprare anche la solita birra che prendo quando passo dalla pizzeria: una Pyraser bionda. Questa.
Pyraser-Pils-Storie-di-Tavola.jpg

Cosa c’entra tutto questo con il titolo dell’articolo? Più o meno niente, è solo l’input per raccontare quello che mi è successo proprio quel giorno mentre tornavo dalla pizzeria e per raccontare a voi, e a me stesso, di come sia diventato tremendamente abitudinario. Saranno almeno 4 mesi, infatti, che prendo la solita pizza accompagnata dalla solita birra sempre nella solita pizzeria. Vecchiaia? Noia? Fatica? Boh, la pizza è buona e la birra pure, mi va bene così…forse rassegnazione…

Ma non è questo l’importante…

Stavo dicendo…ho ordinato la pizza per le 20:00 e, mentre tornavo a casa con il cartone fumante e la bottiglia di birra accuratamente messa in un sacchetto di plastica, ho incontrato un mio amico di infanzia che ha la nonna che vive nel mio stesso condominio.

Non ci vedevamo da diverso tempo, nonostante prima passassimo molto tempo insieme. Come succede sempre, niente di così particolare o strano, la vita va avanti e ognuno prende la sua strada. Le nostre scelte ci hanno semplicemente portato lontano.

Quando ho alzato la mano per salutarlo stava per entrare in macchina, al suo fianco c’era anche la sua ragazza\convivente e ormai futura moglie.

“Oh, Danilo, bada chi? Indovina un po’, la sai la novità?”

Quando una persona ti saluta così, soprattutto dopo tanto tempo che non ti vede, può solo dirti che si sposa o che sta per avere un bambino, o che si trasferisce all’estero, o che ha vinto alla lotteria, o che a casa sua sono piovute pecore esplosive.

Io, con la mia solita calma serafica, lo guardo sorridendo e rispondo

“Ti sposi!”

“Eh si, tra due settimane, te l’avevo già detto?

“No, mi avevi detto che ti saresti sposato, ma non sapevo la data…tra l’altro è periodo, dal 4 giugno a fine ottobre vi sposate tutti”

“E te quando ti sposi? Presto eh…e poi almeno 7-8 bambini…”

“Bella la maglia di Star Wars dove l’hai presa?”

Si, ho risposto davvero così…dovevo cambiare argomento…dovevo attaccarmi a qualcosa per non parlare di matrimonio…non che abbia qualcosa contro la gente che si sposa, o contro la cerimonia, o contro l’amore, o contro qualunque scelta di vita facciano le persone…semplicemente, non capisco perché la gente mi deve venire a chiedere in continuazione quando avrò intenzione di sposarmi.

Le solite cose…facciamo finta di essere diversi, ci raccontiamo che le convenzioni sono per gli altri e poi pretendiamo che le persone si comportino come noi perché “ormai hai 30 anni”

Si, ho 30 anni, e quindi? C’è scritto da qualche parte che a 30 anni devo aver messo per forza su famiglia semplicemente perché lo fanno tutti gli altri? Lo farò quando vorrò\potrò farlo indipendentemente dall’età che avrò.

Come mai le persone sono turbate da tutto ciò? Ho il sospetto che abbiano paura delle persone che fanno scelte di vita controcorrente, diverse dalle masse, come se temessero di non avere loro le chiavi della felicità…ma si sa che i sovversivi hanno sempre fatto paura, solo non riesco a capacitarmi del perché…

Comunque, a parte le mie digressioni contro le convenzioni sociali, soprattutto quando me le vengono a spiattellare in faccia senza curarsi del fatto che non me ne frega un tubo … sto realizzando che davvero da domani a ottobre si sposano tantissimi amici che hanno la mia età.

Di alcuni ci avrei messo la mano sul fuoco, romantici col sogno della famiglia o semplicemente borghesi per cui è normale sposarsi perché si fa così; ma per altre persone…beh, avrei scommesso sulla semplice convivenza. Ad uno di questi, che è anche uno dei miei migliori amici, ricordo che dissi:

“Il giorno che ti sposerai sarà il primo segno dell’Apocalisse, lo sai vero?”

E mi sa che dovrò prepararmi al peggio…nel frattempo, sarà il caso di comprare un completo nuovo che quello del matrimonio di mia sorella ormai è datato 🙂

P.S. Ovviamente la pizza si è freddata in tutto ciò, ma almeno ho scoperto dove prendere la maglia di Star Wars



“In direzione ostinata e contraria”

Postato il

Ieri mattina, verso le 7:30, sono andato a camminare in collina, dietro casa mia come faccio da diverso tempo a questa parte.

Inizialmente avevo preso la cosa come un modo per rilassarmi facendo una passeggiata tranquilla, ma ormai è diventata un’abitudine quasi necessaria…e più passa il tempo più aumento il tempo in cui mi perdo tra la strada e i sentieri tanto che sono, appunto, costretto ad andare la mattina presto altrimenti non ne avrei il tempo.

Subito dopo la prima curva che costeggia il cimitero di Uzzano mi sono voluto fermare a guardare il panorama seduto su una di quelle scomode – e brutte –  panchine che il comune ha deciso di installare qualche anno fa e ho cominciato a riflettere un po’ di più su alcune questioni che mi riguardano.

"Guarda. Cerca. Corri lontano. Vola. " #endless #horizon #uzzano #relax #autumn

A post shared by Danilo Sesti (@danilo_sesti) on

“Pensare troppo fa male” dicono, ed è vero. Ma non è forse tramite la consapevolezza, anche dolorosa, del proprio io e delle proprie condizioni che si raggiunge lo “step” successivo? Dovrei forse adagiarmi a vivere prendendo le cose “così come sono perché è così che va il mondo”?

NO!

Come ho scritto più volte –  e come ho sempre detto – il mio essere vagamente asociale e tendenzialmente misantropo mi ha portato sempre più lontano dal senso comune tanto che ormai mi sento come lo scemo del villaggio, costantemente fuori luogo ma consapevole  della cosa. E non me ne lamento. Per niente. Mi piace questa cosa.

Il problema è un altro…mi sono talmente staccato da tutto quello che è convenzionale, da tutto quello che la gente considera normale  che non mi sento più di appartenere a niente.

Le persone parlano di cose verso cui non provo interesse, in continuazione. La musica che passa in radio mi annoia, i film che passano in tv non mi stimolano per niente. E così cerco cose più underground, cose che alla fine conosciamo io e pochi altri di cui nemmeno conosco l’esistenza. Ed è una sorta di circolo vizioso…ma dovrei tradire me stesso per essere più sereno, o devo trovare il modo di esserlo restando coerente con le mie scelte?

La risposta è ovviamente la seconda, ma continuo a chiedermi, mentre riempio instagram di fotografie di nuvole, se sono adatto a questo mondo o no.

 

Se non sai dove stai andando non puoi perderti…ma rischi di non arrivare in alcun luogo

Postato il Aggiornato il

DISCLAIMER: Mi sono accorto di aver già fatto un post con questo titolo, esattamente un anno fa a seguito di quello che scrissi su facebook….l’articolo lo ritrovate qua

Esattamente un anno fa, sulla bacheca di Facebook, scrivevo questa frase, un pensiero che mi venne in mente, per la prima volta, molti anni fa durante una camminata in montagna:

Se non sai dove stai andando non puoi perderti…ma rischi di non arrivare in alcun luogo

Il primo commento ricevuto, dopo anni di “cavolo che pensiero profondo” è stato invece quello di un’amica che, citando Lewis Carroll, mi dette pure l’idea per il sottotitolo di questo blog:

If you don’t know where you are going, any road will get you there

C’è questa cosa, in me, questa wanderlust incombente e pesante che non mi lascia stare, una voce che mi dice di andare via ma senza dirmi dove. E finché non capisco dove ha senso pensare di partire, lasciare tutto, anche le cose che mi fanno stare bene, per rischiare di perdermi dentro me stesso più che in chissà quale strada?

Non lo so ancora, ma sento che piano piano ci sto arrivando alla soluzione del problema, senza troppi sforzi…forse devo solo aspettare che tutto si manifesti come un’epifania e mi renda chiaro cosa devo fare. O forse quello zaino poggiato sul tavolo, in attesa di essere riempito, è la risposta a tutto…

Here’s that a rainy day

Postato il Aggiornato il

Stamani piove. Ed è lunedì. Sarebbe un connubio perfetto per iniziare la giornata nel peggiore dei modi se non fosse che io amo i giorni di pioggia, soprattutto quando capitano a inizio settimana.

Sono abituato, ormai da quasi dieci anni, a vivere in maniera sregolata rispetto agli altri. Suonando tutti i fine settimana il lunedì mattina è diventato quello che per la gente comune è la domenica. Posso dormire fino a tardi, anche se poi comincio comunque a lavorare dopo pranzo, e non sento il normale malumore tipico di chi si deve alzare, con la pioggia, dopo una giornata di relax, per ricominciare il solito tran tran quotidiano.

Me ne sto qua, alla finestra, con una tazza di the rosso aromatizzato al peperoncino a guardare la pioggia che cade mentre ascolto Bill Evans e a chiedermi com’erano i miei lunedì prima di dieci anni fa.