convenzioni

Senza posto, senza tempo

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Tra le tante cose che sopporto poco dei contesti sociali definiti c’è la tendenza a utilizzare le frasi fatte come insegnamento di vita… ma sembra che alle persone piaccia aprire bocca per dire cose in cui non credono assolutamente, ma a cui si aggrappano per non ammettere a se stessi che, forse, hanno sbagliato qualcosa (tutto) della loro vita. E, forse, ci tengono a trascinarti con loro, un po’ per invidia, un po’ per cercare compagnia.
O magari perché hanno bisogno di aiuto.

Di recente, parlando del più e del meno con colleghi e amici, più di una volta mi sono sentito dire questa, orribile, frase :

“Un giorno TROVERAI il tuo posto nel mondo”

Ecco…trovare il proprio posto nel mondo…come hanno fatto loro? Che hanno accettato una vita sicura ma infelice? Che si sono sposati perché ” a un certo punto lo devi fare” e poi non fanno altro che lamentarsi della moglie\marito? Che rimpiangono tutte le cose che ora non possono fare, senza rendersi conto che si autoimpongono di non farle in nome del “ormai sono grande per fare certe cose” che ti dicono con gli occhi lucidi?

Io non credo che una persona debba TROVARE il proprio posto nel mondo. Si trova il posto al ristorante o nel parcheggio, non nella vita.

Una persona se lo deve CREARE il proprio posto nel mondo, una dimensione in cui possa vivere perlomeno sereno seguendo i propri bisogni senza accettare di vivere in un modo soltanto perché ci hanno insegnato che si vive così chi, nella sua infelicità, tenta comunque di imporci una visione del mondo standardizzata perché è l’unica che conosce.







A proposito… è online … il nuovo sito 🙂

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Hai 30 anni, perché non ti sposi?

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Qualche giorno fa avevo voglia di pizza, così, invece di cucinare ho ordinato la mia solita sottobosco con aggiunta di prosciutto crudo (la sottobosco, almeno come la fanno alla pizzeria sotto casa, è una pizza bianca con porcini e crema di tartufo) e mi sono assicurato di comprare anche la solita birra che prendo quando passo dalla pizzeria: una Pyraser bionda. Questa.
Pyraser-Pils-Storie-di-Tavola.jpg

Cosa c’entra tutto questo con il titolo dell’articolo? Più o meno niente, è solo l’input per raccontare quello che mi è successo proprio quel giorno mentre tornavo dalla pizzeria e per raccontare a voi, e a me stesso, di come sia diventato tremendamente abitudinario. Saranno almeno 4 mesi, infatti, che prendo la solita pizza accompagnata dalla solita birra sempre nella solita pizzeria. Vecchiaia? Noia? Fatica? Boh, la pizza è buona e la birra pure, mi va bene così…forse rassegnazione…

Ma non è questo l’importante…

Stavo dicendo…ho ordinato la pizza per le 20:00 e, mentre tornavo a casa con il cartone fumante e la bottiglia di birra accuratamente messa in un sacchetto di plastica, ho incontrato un mio amico di infanzia che ha la nonna che vive nel mio stesso condominio.

Non ci vedevamo da diverso tempo, nonostante prima passassimo molto tempo insieme. Come succede sempre, niente di così particolare o strano, la vita va avanti e ognuno prende la sua strada. Le nostre scelte ci hanno semplicemente portato lontano.

Quando ho alzato la mano per salutarlo stava per entrare in macchina, al suo fianco c’era anche la sua ragazza\convivente e ormai futura moglie.

“Oh, Danilo, bada chi? Indovina un po’, la sai la novità?”

Quando una persona ti saluta così, soprattutto dopo tanto tempo che non ti vede, può solo dirti che si sposa o che sta per avere un bambino, o che si trasferisce all’estero, o che ha vinto alla lotteria, o che a casa sua sono piovute pecore esplosive.

Io, con la mia solita calma serafica, lo guardo sorridendo e rispondo

“Ti sposi!”

“Eh si, tra due settimane, te l’avevo già detto?

“No, mi avevi detto che ti saresti sposato, ma non sapevo la data…tra l’altro è periodo, dal 4 giugno a fine ottobre vi sposate tutti”

“E te quando ti sposi? Presto eh…e poi almeno 7-8 bambini…”

“Bella la maglia di Star Wars dove l’hai presa?”

Si, ho risposto davvero così…dovevo cambiare argomento…dovevo attaccarmi a qualcosa per non parlare di matrimonio…non che abbia qualcosa contro la gente che si sposa, o contro la cerimonia, o contro l’amore, o contro qualunque scelta di vita facciano le persone…semplicemente, non capisco perché la gente mi deve venire a chiedere in continuazione quando avrò intenzione di sposarmi.

Le solite cose…facciamo finta di essere diversi, ci raccontiamo che le convenzioni sono per gli altri e poi pretendiamo che le persone si comportino come noi perché “ormai hai 30 anni”

Si, ho 30 anni, e quindi? C’è scritto da qualche parte che a 30 anni devo aver messo per forza su famiglia semplicemente perché lo fanno tutti gli altri? Lo farò quando vorrò\potrò farlo indipendentemente dall’età che avrò.

Come mai le persone sono turbate da tutto ciò? Ho il sospetto che abbiano paura delle persone che fanno scelte di vita controcorrente, diverse dalle masse, come se temessero di non avere loro le chiavi della felicità…ma si sa che i sovversivi hanno sempre fatto paura, solo non riesco a capacitarmi del perché…

Comunque, a parte le mie digressioni contro le convenzioni sociali, soprattutto quando me le vengono a spiattellare in faccia senza curarsi del fatto che non me ne frega un tubo … sto realizzando che davvero da domani a ottobre si sposano tantissimi amici che hanno la mia età.

Di alcuni ci avrei messo la mano sul fuoco, romantici col sogno della famiglia o semplicemente borghesi per cui è normale sposarsi perché si fa così; ma per altre persone…beh, avrei scommesso sulla semplice convivenza. Ad uno di questi, che è anche uno dei miei migliori amici, ricordo che dissi:

“Il giorno che ti sposerai sarà il primo segno dell’Apocalisse, lo sai vero?”

E mi sa che dovrò prepararmi al peggio…nel frattempo, sarà il caso di comprare un completo nuovo che quello del matrimonio di mia sorella ormai è datato 🙂

P.S. Ovviamente la pizza si è freddata in tutto ciò, ma almeno ho scoperto dove prendere la maglia di Star Wars



Quella volta in cui mi sono cascate le braccia

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Ieri sera sono andato a prendere una pizza da asporto visto che non avevo voglia di cucinare e durante il tragitto casa-pizzeria e ritorno (che sono circa dieci minuti scarsi a piedi) mi sono venute in mente diverse scene di cose successe negli anni che mi hanno fatto, come si suol dire, cascare le braccia, un po’ per incomprensione della faccenda, un po’ perché ho una visione del mondo totalmente diversa da quella della gente comune, un po’ perché mi sento un tantino più intelligente di certe persone (si, sto peccando di presunzione, ma chi non lo fa? Passatemi un po’ di altezzosità ogni tanto).

Vi racconto tre episodi, quelli che secondo me sono più significativi e a cui attribuisco un significato più importante. Noterete che due sono simili e parlano praticamente della stessa cosa, ma cambia la contestualizzazione, seppur di poco:

1- Io vivo in un condominio e al piano sotto il mio ci vive la madre di un amico che, dopo il divorzio, è tornata a vivere dai genitori. Inevitabilmente ho stretto amicizia profonda con il suddetto amico, anche per motivi di età, per cui fin da piccoli ci siamo trovati a giocare insieme tutte le volte che stava dalla madre. Da bambini, prima di raggiungere l’ìetà in cui si fa a gara a chi ha il pene più lungo, si fa a gara a chi è più alto, a chi pesa più o meno, a chi ha il numero di scarpe più grande o la misura della ruota della bicicletta più da “adulti”( ai tempi la sfida era tra chi aveva “la 18” e chi “la 24”. Se avevi la “24” eri grande. Io avevo “la 22” perché devo sempre distinguermi…).
Così, in una di queste discussioni filosofiche venne fuori, come ho detto prima, il problema del numero delle scarpe portate. Il mio amico mi disse queste, testuali, parole:

” Io porto due numeri diversi, le scarpette sono un po’ più piccole mentre le scarpe delle domenica sono un po’ più grandi”

“Le scarpe della domenica”…mi lasciò alquanto basito quella cosa…non avevo mai pensato che la domenica ci si doveva mettere delle scarpe diverse, nessuno me l’aveva mai detto. E il senso quale poteva essere? Poi ci sono arrivato nel tempo considerando che la domenica il mio amico pranzava dalla madre e veniva spesso anche la cugina per cui i nonni organizzavano sempre una sorte di “pranzo importante” in cui tutti erano vestiti bene. Per me era una cosa fuori dai canoni, così come lo è ora, non capisco la necessità di vestirsi in un certo modo (anche se per lavoro lo faccio, ma lì ci sono i soldi, non sto in famiglia a rilassarmi)

2- Si parla sempre di scarpe. Alla fermata del pulmino per andare a scuola c’era un ragazzino che, siccome è Testimone di Geova, agli occhi di tutti sembrava un po’ “diverso” almeno per il modo in cui viveva. Anche ai miei, seppur fin da bambino sono stato un po’ “sui generis” e menefreghista. Mentre aspettavamo l’orario in cui Giovanni, l’autista, sarebbe passato lui mi guardò e mi disse

“Hai le scarpe sporche, non si va a scuola con le scarpe sporche”
“Ah no? Perchè?”

Anche qua è una cosa che non ho mai capito, le scarpe si usano e si sporcano necessariamente, soprattutto se passi i pomeriggi nei campi a giocare con gli amici e magari non c’è il tempo di pulirle da un giorno all’altro. Ma forse mi lasciò più esterrefatto il fatto che già parlava di vestirsi in un certo modo per andare a scuola, un concetto che anche oggi mi sembra un po’ antiquato.
3- Questa è quella più bella. Se le altre due sono stati degli antipasti per allungare il post, questa è la vera essenza della situazione, quella che mi ha fatto venire la voglia di condividere questi ricordi sul blog.
Un paio di anni fa dovevo andare a cena con un amico. Gli dissi il nome di una pizzeria di cui tutti mi parlavano bene ma in cui non ero mai stato. Una volta che gli dissi il nome mi rispose:

“No guarda là non possiamo andarci perché ci va spesso il padre della mia ragazza e non vorrei incontrarlo”
“Ah, ci sono tensioni tra di voi?”
“No no, andiamo daccordo, però sai, lui è un po’…eh…antiquato. Se mi vede con te poi pensa che stiamo insieme e che tradisco la figlia con un uomo…per lui dovrei uscire solo con la mia ragazza. Ma lo capisco, è giusto, poi la gente fraintende, andiamo da qualche parte dove non incontriamo nessuno che ci conosce”
“………”

E in quel momento mi sono cascate davvero le braccia….ovviamente poi ho trovato il modo di evitare la cena, non sia mai di farmi vedere in giro con certe persone…