ego

Senza posto, senza tempo

Postato il Aggiornato il

Tra le tante cose che sopporto poco dei contesti sociali definiti c’è la tendenza a utilizzare le frasi fatte come insegnamento di vita… ma sembra che alle persone piaccia aprire bocca per dire cose in cui non credono assolutamente, ma a cui si aggrappano per non ammettere a se stessi che, forse, hanno sbagliato qualcosa (tutto) della loro vita. E, forse, ci tengono a trascinarti con loro, un po’ per invidia, un po’ per cercare compagnia.
O magari perché hanno bisogno di aiuto.

Di recente, parlando del più e del meno con colleghi e amici, più di una volta mi sono sentito dire questa, orribile, frase :

“Un giorno TROVERAI il tuo posto nel mondo”

Ecco…trovare il proprio posto nel mondo…come hanno fatto loro? Che hanno accettato una vita sicura ma infelice? Che si sono sposati perché ” a un certo punto lo devi fare” e poi non fanno altro che lamentarsi della moglie\marito? Che rimpiangono tutte le cose che ora non possono fare, senza rendersi conto che si autoimpongono di non farle in nome del “ormai sono grande per fare certe cose” che ti dicono con gli occhi lucidi?

Io non credo che una persona debba TROVARE il proprio posto nel mondo. Si trova il posto al ristorante o nel parcheggio, non nella vita.

Una persona se lo deve CREARE il proprio posto nel mondo, una dimensione in cui possa vivere perlomeno sereno seguendo i propri bisogni senza accettare di vivere in un modo soltanto perché ci hanno insegnato che si vive così chi, nella sua infelicità, tenta comunque di imporci una visione del mondo standardizzata perché è l’unica che conosce.







A proposito… è online … il nuovo sito 🙂

“Il tempo passa senza chiedere scusa”

Postato il Aggiornato il

Ho sempre avuto uno strano rapporto con il tempo. Non l’ho mai misurato realmente in giorni o in settimane come fanno tutti, piuttosto mi sono soffermato su come cambiano le cose e le persone man mano che le stagioni passano. Mi piace soffermarmi a osservare i luoghi dove andavo a giocare da bambino e ricordarli come sono mutati nel tempo, oppure guardare come le stesse persone cambiano fisicamente: i capelli che cadono e\o diventano bianchi, la barba che cresce, le rughe, il fisico che invecchia ma anche le priorità della vita che, per forza di cose, mutano e tutte quelle cose, invece, che restano identiche a come le ricordi tra i banchi di scuola.

E invece la maggior parte delle persone vede il tempo come numeri prigionieri di un sistema troppo chiuso. Conta il tempo cercando di averne il controllo e costringe ogni momento in un recinto sociale. E allora c’è l’età per fare una cosa e quella per farne un’altra e guai a rompere questa convenzione perché si rischia di uscire dai canoni. E la massa odia chi esce dai binari, ne ha paura, non sa controllarla e si difende puntando il dito ed emarginandola con appellativi che, in teoria, dovrebbero essere dispregiativi ma che invece sono più indicativi di quello che può essere una persona.

“Un giorno l’uomo attaccò il tempo a una catena.
Se lo mise in tasca e di quando in quando lo consultava. Di quando in quando. Poi volle incatenarlo al polso,convinto che in questo modo l’avrebbe addomesticato e dominato. Ma fu il tempo a incatenare lui. L’uomo dimenticò di leggere le ombre, di riconoscere i segni. Disimparò quel che il sole gli aveva insegnato. E così divenne prigioniero del tempo.In passato gli uomini si servivano del tempo come volevano. Lui era lì ad aspettare. Si faceva prendere .L’uomo lo guardava. Aveva il tempo, e il tempo era libero dagli uomini. Ma una volta attaccato al polso, chiuso negli orologi ,il tempo si mise a girare in tondo, come in gabbia.Per evitare di perderlo gli furono aggiunti dei numeri. Non bisognava perdere tempo. Questo credeva l’uomo.

E l’uomo finì, disperato, per correre dietro a colui che aveva messo in catene. Il tempo non si era mosso, era rimasto lì, in attesa, e osservava l’uomo che gli sfrecciava davanti senza guardarlo, senza fermarsi a tentare di vederlo, gli occhi fissi sul proprio polso. L’uomo inseguiva l’altro tempo, quello che aveva inventato lui, un tempo cieco, crudele, sostituibile, virtuale, un mostro rabbioso che alla fine lo uccise. E’ così che l’uomo è diventato mortale. Prima,per morire si addormentava concedendosi il tempo, si lasciava cullare da lui.Era il matrimonio estremo. Sapendo che il tempo era immortale, se ne andava insieme a lui dall’altra parte della vita, senza timore.”

(Bernard Giraudeau- “Caro mondo…”)