malinconia

Disintossicarsi

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Negli ultimi tempi sono successe diverse cose, sia positive che negative, che mi hanno messo, ancora una volta, nella situazione di fare i conti con me stesso, con le mie scelte di vita, con ciò che sono stato e su ciò che sto diventando.

E ho realizzato, questa volta sul serio, che non posso continuare come ho sempre fatto; farmi venire il mal di vivere per persone e situazioni che non tollero ma con cui devo avere a che fare per forza solo in nome del quieto vivere non è il sistema per vivere in pace con me stesso. Con gli altri forse si, ma con Danilo no. E Danilo è più importante del resto del mondo.

Così ho deciso di cominciare a eliminare tutto ciò che ritengo tossico alla mia esistenza.

Che a parole è facile dirlo. L’ho detto tante volte e fatto poche. Ma questa volta sono partito in quarta. Ho fatto una lista in cui ho segnato tutto ciò che non mi rende sereno e piano piano sto depennando. Ho deciso di fregarmene del compromesso. Tutto ciò che è tossico se ne vola via e si ricomincia.

Non so cosa ne verrà, ma è un rischio che sono pronto a correre.

Non posso fare altrimenti.

Pensieri mattutini sull’infinito

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Stamani mi sono svegliato con un pensiero che mi ha intristito tantissimo:

Morirò prima che si sappia veramente come funziona l’universo

Si, lo so che è un pensiero stupido e  che la vita vera la tocchiamo con mano tutti i giorni, ma non posso fare a meno di pensare che siamo solo piccoli esseri, un po’ arroganti, che sognano di scoprire cose che se ne fregano della nostra esistenza e che, probabilmente, non riusciremo mai a comprendere veramente il luogo in cui viviamo.

“In direzione ostinata e contraria”

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Ieri mattina, verso le 7:30, sono andato a camminare in collina, dietro casa mia come faccio da diverso tempo a questa parte.

Inizialmente avevo preso la cosa come un modo per rilassarmi facendo una passeggiata tranquilla, ma ormai è diventata un’abitudine quasi necessaria…e più passa il tempo più aumento il tempo in cui mi perdo tra la strada e i sentieri tanto che sono, appunto, costretto ad andare la mattina presto altrimenti non ne avrei il tempo.

Subito dopo la prima curva che costeggia il cimitero di Uzzano mi sono voluto fermare a guardare il panorama seduto su una di quelle scomode – e brutte –  panchine che il comune ha deciso di installare qualche anno fa e ho cominciato a riflettere un po’ di più su alcune questioni che mi riguardano.

"Guarda. Cerca. Corri lontano. Vola. " #endless #horizon #uzzano #relax #autumn

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“Pensare troppo fa male” dicono, ed è vero. Ma non è forse tramite la consapevolezza, anche dolorosa, del proprio io e delle proprie condizioni che si raggiunge lo “step” successivo? Dovrei forse adagiarmi a vivere prendendo le cose “così come sono perché è così che va il mondo”?

NO!

Come ho scritto più volte –  e come ho sempre detto – il mio essere vagamente asociale e tendenzialmente misantropo mi ha portato sempre più lontano dal senso comune tanto che ormai mi sento come lo scemo del villaggio, costantemente fuori luogo ma consapevole  della cosa. E non me ne lamento. Per niente. Mi piace questa cosa.

Il problema è un altro…mi sono talmente staccato da tutto quello che è convenzionale, da tutto quello che la gente considera normale  che non mi sento più di appartenere a niente.

Le persone parlano di cose verso cui non provo interesse, in continuazione. La musica che passa in radio mi annoia, i film che passano in tv non mi stimolano per niente. E così cerco cose più underground, cose che alla fine conosciamo io e pochi altri di cui nemmeno conosco l’esistenza. Ed è una sorta di circolo vizioso…ma dovrei tradire me stesso per essere più sereno, o devo trovare il modo di esserlo restando coerente con le mie scelte?

La risposta è ovviamente la seconda, ma continuo a chiedermi, mentre riempio instagram di fotografie di nuvole, se sono adatto a questo mondo o no.

 

Le dimensioni sono negli occhi di chi guarda

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Disclaimer: no, non sto parlando di niente di sessuale :’)

Da bambino, quando scendevo nel piazzale a giocare, avevo ricevuto il tassativo ordine di non poter superarne la metà perché troppo pericoloso a causa delle macchine che passavano e che potevano entrare nel parcheggio, sicché dovevo giocare insieme agli altri tenendo a mente questo confine invalicabile e del tutto invisibile onde evitare di far arrabbiare mia madre.

Crescendo ho ottenuto di poter utilizzare tutto il piazzale e questa cosa mi aprì un mondo. Avevo circa 9-10 anni e potevo fare lunghi giri in bicicletta o giocare a nascondino con gli altri bambini utilizzando tutto quello spazio. Grandioso.

A 11 anni ottenni di poter andare a piedi fino a scuola, dapprima tagliando per i campi del mio vicino di casa Alessio, poi anche utilizzando la strada normale (che non aveva senso visto che dai campi ci mettevo 5 minuti e senza tagliare ce ne volevano 10-12, ma  un promettente camminatore come me, beh, indovinate che strada prendeva di solito?)

Crescendo, ovviamente, gli orizzonti si sono allargati mentre si rimpicciolivano tutti quei posti che, agli occhi di un bambino, sembravano così immensi e pieni di novità.
Oggi il piazzale è solo un parcheggio dove mettere la macchina, talmente piccolo che ad attraversarlo tutto ci vuole meno di un minuto e pensare che mi sembrava così enorme, tanto da utilizzarlo come campo da calcio o pista ciclabile, mi fa sorridere.

Non era lui che era grande, ero io che ero piccolo 🙂

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Il piazzale  in una tiepida mattina primaverile

“Io sono Emullà, scimmia capobranco, un primate.

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Che vuol dire che c’ero prima di te e di tutti gli altri uomini.
Ho avuto anche io la possibilità di diventare uomo ma ho deciso, con gli altri del mio branco, di rimanere scimmia. Di essere scimmia.

Io sono Emullà questo so e questo ti tramando.

Prima di te, si prima di te, ho scoperto il fuoco, le maree, la fisica quantistica e la fionda.
La relatività e l’istinto, che tu chiamerai anima.
La meraviglia che tu chiamerai amore.
L’odore del sesso, che tu non chiamerai perché ti confonde.

Ma soprattutto, prima di te, ho scoperto il sogno, quella gioia dolente che non ha rumore ma ti pervade, ti fa motore, spinta propellente che si fa futuro.

Ecco, io, Emullà questo so e questo ti tramando.

Al contrario di voi, noi scimmie sogniamo meno di giorno, perché la luce del sole non inganna e il progetto del sogno ci è più chiaro.
E allora, ci mettiamo in fila sullo stesso ramo per avere un’idea di partenza uguale o sulla cima del Monte Torco, che così, ancora, non si chiama. E da qui guardiamo la grande distesa d’acqua da cui veniamo tutti e il moto delle onde che lubrifica la nostra genialità.

Noi abbiamo trovato, una notte, seguendo l’odore della pancia di questa terra, una cosa che abbiamo chiamato “la strada delle stelle”. Si, perché é qui che vengono a nascondersi le stelle, spaventate dalla vastità del cielo. E allora noi le riprendiamo, pezzo per pezzo, e le riconsegniamo al cielo con la nostra fionda.

Ecco che cos’è quello che voi chiamate allume.

Voi prenderete con grande fatica ma userete fino a un certo punto e tutto al più per colorare i vostri vestiti o per fermare un po’ di sangue quando vi sbarbate.

Noi siamo senza bestie piene di peli, ma abbiamo la genialità dei desideri. Per questo noi restituiamo al cielo le stelle, anche se non tutte ritrovano il loro posto, anzi, talvolta capita che qualcuno si scontri con un’altra con una velocità suprema.

Tutte cambiano di posto, ma voi non ve ne accorgete.

Io, Emullà, scimmia capobranco questo so e questo vi tramando.

Ed è così che qualche notte in estate, ma anche in inverno, vedi pezzi di stelle, o stelle intere, che scappano dal cielo per andare a nascondersi sotto queste montagne e diventare rocce bianche, iridescenti, la strada delle stelle.

Io, Emullà, scimmia primate questo so e questo ti tramando.
Non ti assicuro però, che quest’ultima parte che ti dico sia desiderio o bugia d’amore.
Saprai a suo tempo che ogni cosa a suo tempo ha un suo dritto e un suo contrario come il mio nome.

Emullà.”
(Francesco Di Giacomo)

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Danilo e l’Autunno

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Più passa il tempo e più continuo a pensare che nell’autunno ci sia qualcosa di magico e indefinito che non è presente nelle altre stagioni…e più passa il tempo e più incontro persone che tutte le volte mi dicono “ma come ti piace l’autunno, com’è possibile?” e io mi chiedo sempre il perché…


Settembre…

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Ci sono brani che, per qualche strano gioco del karma, si fanno scoprire nel momento esatto in cui sono necessari. E ti restano dentro, vengono dimenticati ma in realtà se ne stanno sempre lì, buoni buoni, al buio. E poi quando ne hai bisogno fanno di nuovo capolino, in maniera discreta, senza forzare niente. Stanno lì, a sedere, tranquilli, perché sanno che li cercherai. Ecco…questo brano, che ho scoperto per caso non so più quanti mesi fa è uno di questi.