memoria

La Cravatta

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La memoria è una cosa fantastica.
Soprattutto quando ce l’hai molto sviluppata e sei capace di riportare alla mente fatti accaduti chissà quando con assoluta precisione.
Ancora di più quando per la prima volta ti trovi dalla parte opposta della barricata e a fartici rimanere di stucco è una cravatta.
Una cravatta che hai prestato a qualcuno sapendo che non l’avresti mai riavuta.
Una cravatta che per dieci anni è stata tranquilla, arrotolata per i fatti suoi, dentro un cassetto mentre tu, lentamente, ne cancellavi il ricordo fino a dimenticarla totalmente.
Una cravatta che, non appena l’hai avuta nuovamente tra le mani, ti ha portato indietro di dieci anni in un colpo solo lasciandoti un sorriso stampato in faccia, un misto di malinconia e stupore.

E la consapevolezza di essere invecchiato e di non avere più la verve di un tempo.


 

“È facile scrivere i propri ricordi quando si ha una cattiva memoria”

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Le prime estati della mia infanzia le ho sempre passate a casa dei miei nonni in Sicilia.
Tre lunghi mesi in terra straniera, tra il mare, il negozio di parrucchiera di mia nonna e i giri sull’ape con mio nonno. Ricordo benissimo che appena arrivavo, dopo i vari saluti, mi fiondavo sull’enciclopedia di scienze naturali, prendevo un volume e il primo giorno lo passavo così accompagnato da nocciole e latte di mandorla. Dopo qualche anno mio nonno decise che era giunto il momento di regalarmela e così per il mio ottavo compleanno la ricevetti con un pacco insieme alle consuete cose che ci mandavano ogni 3-4 mesi: cibo, per lo più.Cibo ipercalorico.

Ho scoperto l’esistenza del giaguaro su questa enciclopedia, nonostante all’epoca non mi perdessi una puntata di Quark non ho ricordi di Angela che ne parla, anche se tramite la tv ebbi modo di imparare i nomi di altri grandi felini, animali che mi attraevano particolarmente.

Ad essere sincero non so come mai mi ero fissato su questa storia del giaguaro. Forse perché era meno conosciuto e poco “mainstream” rispetto al più blasonato leopardo o al ghepardo, felini con le macchie pure loro ma, ai miei occhi di bambino di 8 anni, meno interessanti. O forse il nome. Giaguaro. Ricordo che aveva una certa carica emotiva nella mia testa…solo a pronunciarlo mi sembrava un nome importante. Giaguaro.

Fatto sta che stamani mi sono svegliato con questo ricordo in testa e sono andato a ricercare l’enciclopedia che è esattamente nello stesso posto da 22 anni, sotto il mobile dove teniamo i vassoi e le bottiglie di vino.

Ho preso il volume n°7 che va da “Ghiandaia” a “Insetti” e sono andato a cercare la pagina dove parla del Giaguaro per scoprire che quella pagina non c’è. Ma non perché è stata strappata, ma perché l’enciclopedia non parla proprio di quell’animale che tanto adoravo e che nei miei ricordi avevo imparato a conoscere proprio da quei volumi della Mondadori.

Mi sono quindi interrogato sul fatto…com’è possibile che abbia così modificato un ricordo nel tempo fino a trasformarlo in qualcosa di diverso? E ora che conosco la verità e tutta la storia raccontata all’inizio del racconto risulta essere palesemente un falso come mi devo porre davanti alla situazione? Una menzogna che avrei creduto vera se non avessi controllato per nostalgia e per la voglia di condividere un mio ricordo potrebbe essere l’unica o una delle tante, no? E allora…quali sono i ricordi di cui posso fidarmi? Se fossero dei falsi pure quelli?

Eppure ho sempre pensato di avere una memoria di ferro…