Myself

Il Vuoto Cosmico

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Mi piacciono gli spazi aperti. Vuoti.

Quando c’è silenzio; quando ogni cosa è immobile e sembra essere esattamente nel luogo dove deve stare come fosse parte di un dipinto; quando il vento ti porta i racconti del mondo ed è l’unica voce che senti; quando incontri qualcuno che è da solo come te e un cenno della testa, o della mano, è l’unica cosa che vi unisce; quando fa freddo e sei costretto a chiuderti nella giacca, nonostante il freddo non passi; quando le stelle se ne stanno per i fatti loro, come hanno sempre fatto, e ti sbeffeggiano facendoti credere che sono là per un motivo. Che sono là per insegnarti qualcosa di mistico. Ma la realtà è che sono solo un simbolo a cui abbiamo attribuito, per necessità, una qualche importanza.

Mi piacciono gli spazi aperti. Vuoti.

Quando il sole  fa capolino tra le foglie degli alberi; quando la terra risuona soltanto dei passi che la percorrono; quando il cielo è azzurro intenso e le nuvole, bianche, assumono la forma di quello che cerchi.

Mi piacciono gli spazi aperti. Vuoti.

Quando l’assenza di tutto diventa presenza.

Disintossicarsi

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Negli ultimi tempi sono successe diverse cose, sia positive che negative, che mi hanno messo, ancora una volta, nella situazione di fare i conti con me stesso, con le mie scelte di vita, con ciò che sono stato e su ciò che sto diventando.

E ho realizzato, questa volta sul serio, che non posso continuare come ho sempre fatto; farmi venire il mal di vivere per persone e situazioni che non tollero ma con cui devo avere a che fare per forza solo in nome del quieto vivere non è il sistema per vivere in pace con me stesso. Con gli altri forse si, ma con Danilo no. E Danilo è più importante del resto del mondo.

Così ho deciso di cominciare a eliminare tutto ciò che ritengo tossico alla mia esistenza.

Che a parole è facile dirlo. L’ho detto tante volte e fatto poche. Ma questa volta sono partito in quarta. Ho fatto una lista in cui ho segnato tutto ciò che non mi rende sereno e piano piano sto depennando. Ho deciso di fregarmene del compromesso. Tutto ciò che è tossico se ne vola via e si ricomincia.

Non so cosa ne verrà, ma è un rischio che sono pronto a correre.

Non posso fare altrimenti.

“Dovrei essere cielo, carro e costellazioni”

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Quando arriva dicembre mi viene sempre un certo senso di nostalgia.
Devono essere tutte quelle lucine di Natale che fanno pendant con il freddo, il sole che cala alle 17, le strade vuote e quel gatto che abita vicino casa mia e che, tutte le volte che gli passo vicino, mi viene incontro.

Le prime volte pensavo avesse fame o che volesse semplicemente un po’ di coccole ma più di una volta ho notato che mi seguiva anche dopo avergli dato quello che voleva, come una sorta di compagno di viaggio, senza più miagolare o cercare il contatto. Semplicemente standomi a fianco, come fosse un’ombra o una proiezione di me stesso. E invece è soltanto un gatto, che ragiona da gatto e che, quindi, non posso comprendere.

Stasera invece non ci siamo incontrati, seppur ne avessi avuto bisogno. Per cui quel breve tragitto che dall’ufficio postale conduce allo scivolo l’ho fatto in solitaria. E sono davvero pochi passi, ma quei pochi secondi -forse nemmeno quelli che bastano a fare un minuto- li avrei fatti volentieri con quella presenza che zampetta accanto a me per chissà quale motivo.

Non che creda che un gatto sia più di un gatto (ma è la stessa cosa che penso di qualunque essere vivente) e che quindi dia chissà quale valore trascendentale alla cosa, è più una sensazione particolare che mi è capitato di provare e di cui stasera avevo voglia.

In compenso mi ha fatto compagnia questa canzone che, come spesso mi accade, ho scoperto per puro caso…..