pensieri

La Cravatta

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La memoria è una cosa fantastica.
Soprattutto quando ce l’hai molto sviluppata e sei capace di riportare alla mente fatti accaduti chissà quando con assoluta precisione.
Ancora di più quando per la prima volta ti trovi dalla parte opposta della barricata e a fartici rimanere di stucco è una cravatta.
Una cravatta che hai prestato a qualcuno sapendo che non l’avresti mai riavuta.
Una cravatta che per dieci anni è stata tranquilla, arrotolata per i fatti suoi, dentro un cassetto mentre tu, lentamente, ne cancellavi il ricordo fino a dimenticarla totalmente.
Una cravatta che, non appena l’hai avuta nuovamente tra le mani, ti ha portato indietro di dieci anni in un colpo solo lasciandoti un sorriso stampato in faccia, un misto di malinconia e stupore.

E la consapevolezza di essere invecchiato e di non avere più la verve di un tempo.


 

Ho venduto la mia collezione di cd

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Riagganciandomi a  a questo vecchio articolo del blog in cui parlavo della mia passione per i cd e ne elencavo alcuni che mi erano rimasti nel cuore…beh, oggi ho fatto piazza pulita e ho venduto tutto.

Sono un folle!!!!

In realtà ho preso la cosa come una sorta di rinascita, parandomi dietro la scusa di dover fare posto in camera (e infatti sto dando via, a malincuore, anche alcuni libri), ma forse avevo semplicemente bisogno di cambiare aria, in un modo diverso dal cambiare posto dove sto…semplicemente ricominciando.

Ho venduto anche il pianoforte, quello rotto che sto cercando di dare via da un mese. L’ha comprato il tipo a cui ho venduto i cd perché ne voleva uno a basso costo e ha accettato il fatto di doverlo poi, eventualmente riparare.

Ora sono senza strumento fino a quando non arriva quello nuovo, ma va bene così…va bene così perché questa cosa ha scatenato una serie infinita di cose positive, tipo buone notizie in campo lavorativo, in primis…e sembra come se dare via questa parte di me sia stato come togliere un tappo che bloccava l’uscita alle cose buone.

Non so, sensazioni sicuramente…anzi, coincidenze a cui non dovrei dare troppo peso, ma siccome mi fisso sui segni, segnali e compagnia bella…forse è stato come oliare un ingranaggio incastrato e veder ripartire un po’ le cose.

[La line-up di questo disco è qualcosa di incredibile:

  • Piano – Steven Wilson, Jordan Rudess
  • Chitarra Elettrica – Steven Wilson, Steve Hackett, Mike Outram
  • Chitarra Acustica – Sand Snowman
  • Basso – Steven Wilson, Tony Levin, Nick Beggs, Trey Gunn
  • U8 touch guitar – Markus Reuter
  • Batteria – Nic France, Pat Mastelotto
  • Warr Guitar – Trey Gunn
  • Sassofono; Sassofono Soprano – Theo Travis
  • Clarinetto – Theo Travis, Ben Castle
  • Chitarra Stick – Nick Beggs, Tony Levin
  • Orchestra – London Session Orchestra, Dave Stewart
  • Flauto – Theo Travis
  • Tastiere, Percussioni, Programmazioni – Steven Wilson ]

Pensieri mattutini sull’infinito

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Stamani mi sono svegliato con un pensiero che mi ha intristito tantissimo:

Morirò prima che si sappia veramente come funziona l’universo

Si, lo so che è un pensiero stupido e  che la vita vera la tocchiamo con mano tutti i giorni, ma non posso fare a meno di pensare che siamo solo piccoli esseri, un po’ arroganti, che sognano di scoprire cose che se ne fregano della nostra esistenza e che, probabilmente, non riusciremo mai a comprendere veramente il luogo in cui viviamo.

“In direzione ostinata e contraria”

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Ieri mattina, verso le 7:30, sono andato a camminare in collina, dietro casa mia come faccio da diverso tempo a questa parte.

Inizialmente avevo preso la cosa come un modo per rilassarmi facendo una passeggiata tranquilla, ma ormai è diventata un’abitudine quasi necessaria…e più passa il tempo più aumento il tempo in cui mi perdo tra la strada e i sentieri tanto che sono, appunto, costretto ad andare la mattina presto altrimenti non ne avrei il tempo.

Subito dopo la prima curva che costeggia il cimitero di Uzzano mi sono voluto fermare a guardare il panorama seduto su una di quelle scomode – e brutte –  panchine che il comune ha deciso di installare qualche anno fa e ho cominciato a riflettere un po’ di più su alcune questioni che mi riguardano.

"Guarda. Cerca. Corri lontano. Vola. " #endless #horizon #uzzano #relax #autumn

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“Pensare troppo fa male” dicono, ed è vero. Ma non è forse tramite la consapevolezza, anche dolorosa, del proprio io e delle proprie condizioni che si raggiunge lo “step” successivo? Dovrei forse adagiarmi a vivere prendendo le cose “così come sono perché è così che va il mondo”?

NO!

Come ho scritto più volte –  e come ho sempre detto – il mio essere vagamente asociale e tendenzialmente misantropo mi ha portato sempre più lontano dal senso comune tanto che ormai mi sento come lo scemo del villaggio, costantemente fuori luogo ma consapevole  della cosa. E non me ne lamento. Per niente. Mi piace questa cosa.

Il problema è un altro…mi sono talmente staccato da tutto quello che è convenzionale, da tutto quello che la gente considera normale  che non mi sento più di appartenere a niente.

Le persone parlano di cose verso cui non provo interesse, in continuazione. La musica che passa in radio mi annoia, i film che passano in tv non mi stimolano per niente. E così cerco cose più underground, cose che alla fine conosciamo io e pochi altri di cui nemmeno conosco l’esistenza. Ed è una sorta di circolo vizioso…ma dovrei tradire me stesso per essere più sereno, o devo trovare il modo di esserlo restando coerente con le mie scelte?

La risposta è ovviamente la seconda, ma continuo a chiedermi, mentre riempio instagram di fotografie di nuvole, se sono adatto a questo mondo o no.

 

Here’s that a rainy day

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Stamani piove. Ed è lunedì. Sarebbe un connubio perfetto per iniziare la giornata nel peggiore dei modi se non fosse che io amo i giorni di pioggia, soprattutto quando capitano a inizio settimana.

Sono abituato, ormai da quasi dieci anni, a vivere in maniera sregolata rispetto agli altri. Suonando tutti i fine settimana il lunedì mattina è diventato quello che per la gente comune è la domenica. Posso dormire fino a tardi, anche se poi comincio comunque a lavorare dopo pranzo, e non sento il normale malumore tipico di chi si deve alzare, con la pioggia, dopo una giornata di relax, per ricominciare il solito tran tran quotidiano.

Me ne sto qua, alla finestra, con una tazza di the rosso aromatizzato al peperoncino a guardare la pioggia che cade mentre ascolto Bill Evans e a chiedermi com’erano i miei lunedì prima di dieci anni fa.

Le dimensioni sono negli occhi di chi guarda

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Disclaimer: no, non sto parlando di niente di sessuale :’)

Da bambino, quando scendevo nel piazzale a giocare, avevo ricevuto il tassativo ordine di non poter superarne la metà perché troppo pericoloso a causa delle macchine che passavano e che potevano entrare nel parcheggio, sicché dovevo giocare insieme agli altri tenendo a mente questo confine invalicabile e del tutto invisibile onde evitare di far arrabbiare mia madre.

Crescendo ho ottenuto di poter utilizzare tutto il piazzale e questa cosa mi aprì un mondo. Avevo circa 9-10 anni e potevo fare lunghi giri in bicicletta o giocare a nascondino con gli altri bambini utilizzando tutto quello spazio. Grandioso.

A 11 anni ottenni di poter andare a piedi fino a scuola, dapprima tagliando per i campi del mio vicino di casa Alessio, poi anche utilizzando la strada normale (che non aveva senso visto che dai campi ci mettevo 5 minuti e senza tagliare ce ne volevano 10-12, ma  un promettente camminatore come me, beh, indovinate che strada prendeva di solito?)

Crescendo, ovviamente, gli orizzonti si sono allargati mentre si rimpicciolivano tutti quei posti che, agli occhi di un bambino, sembravano così immensi e pieni di novità.
Oggi il piazzale è solo un parcheggio dove mettere la macchina, talmente piccolo che ad attraversarlo tutto ci vuole meno di un minuto e pensare che mi sembrava così enorme, tanto da utilizzarlo come campo da calcio o pista ciclabile, mi fa sorridere.

Non era lui che era grande, ero io che ero piccolo 🙂

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Il piazzale  in una tiepida mattina primaverile

Un aspirante eremita non può soffrire di solitudine

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Il problema più grande di quanto sei vagamente asociale e tendenzialmente misantropo non è tanto il fatto che le persone cosiddette “normali” ( quelle che io chiamo amorevolmente “standard” ) non ti capiscono, ma il fatto che nemmeno si sforzano di farlo, impiegando magari le loro energie semplicemente per additarti.
Ma si sa, l’uomo reputa stupido ciò che non capisce, ed è più facile cadere nella banalità del giudizio infondato che non cercare di comprendere i motivi che stanno dietro ai comportamenti di una persona, soprattutto se diversi da quelli che la società ci ha insegnato a considerare giusti e che, in maniera più o meno subdola, ci ripete ogni giorno per non permettere a se stessa di crollare. Se tutti seguissimo solo il proprio istinto senza darci dei valori non ci sarebbe una società “civile” (le virgolette qua sono d’obbligo) come quella che abbiamo costruito in tutti questi secoli, ma è così necessario allontanare chi punta la propria vita su priorità diverse o ha il cuore che arde verso altri orizzonti piuttosto che alla vita perfetta che ci propinano in televisione o nelle storie delle elementari?

Eremita

Davanti al fatto compiuto che la maggior parte delle persone che hai intorno ha una visione del mondo totalmente diversa dalla tua non è possibile non sentirsi soli ed emarginati. Quando la maggior parte dei discorsi che ascolti si fondano su argomenti che non ti interessano e non hai nessuno, vicino, con cui poter parlare di ciò che ti fa bruciare l’anima il senso di solitudine non ti lascia stare e, per quanto uno possa stare bene con te stesso, la voglia di condividere anche solo un pensiero con un’altra persona ti si aggrappa alla schiena e non ti si stacca tanto facilmente.

E se pensi, e dici, che forse sei destinato a fare l’eremita per non dover soffrire di solitudine, non puoi poi di certo lamentarti del contrario. No?

PS. La frase che da il titolo al post è di una mia carissima amica, Chiara, che ora se ne sta tranquilla a Grancanaria a prendere il sole. Dopo averle detto che un giorno andrò in eremitaggio mi ha tirato fuori questa perla di saggezza, insieme a un meno poetico “mi stai invecchiando”