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Senza posto, senza tempo

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Tra le tante cose che sopporto poco dei contesti sociali definiti c’è la tendenza a utilizzare le frasi fatte come insegnamento di vita… ma sembra che alle persone piaccia aprire bocca per dire cose in cui non credono assolutamente, ma a cui si aggrappano per non ammettere a se stessi che, forse, hanno sbagliato qualcosa (tutto) della loro vita. E, forse, ci tengono a trascinarti con loro, un po’ per invidia, un po’ per cercare compagnia.
O magari perché hanno bisogno di aiuto.

Di recente, parlando del più e del meno con colleghi e amici, più di una volta mi sono sentito dire questa, orribile, frase :

“Un giorno TROVERAI il tuo posto nel mondo”

Ecco…trovare il proprio posto nel mondo…come hanno fatto loro? Che hanno accettato una vita sicura ma infelice? Che si sono sposati perché ” a un certo punto lo devi fare” e poi non fanno altro che lamentarsi della moglie\marito? Che rimpiangono tutte le cose che ora non possono fare, senza rendersi conto che si autoimpongono di non farle in nome del “ormai sono grande per fare certe cose” che ti dicono con gli occhi lucidi?

Io non credo che una persona debba TROVARE il proprio posto nel mondo. Si trova il posto al ristorante o nel parcheggio, non nella vita.

Una persona se lo deve CREARE il proprio posto nel mondo, una dimensione in cui possa vivere perlomeno sereno seguendo i propri bisogni senza accettare di vivere in un modo soltanto perché ci hanno insegnato che si vive così chi, nella sua infelicità, tenta comunque di imporci una visione del mondo standardizzata perché è l’unica che conosce.







A proposito… è online … il nuovo sito 🙂

Danilo, il Deserto e la Solitudine

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Oggi mi sono preso la giornata per starmene un po’ con me stesso, lontano da tutto e da tutti.
Così, subito dopo pranzo, ho preso il mio fidato zainetto nero e ci ho messo dentro, in ordine:

-Un block notes, con matite e gomme per eventuali appunti e disegni
-Macchina fotografica
-Maglia a maniche lunghe
-Cappello e occhiali da sole
-Una bottiglia d’acqua, della frutta e un pacchetto di cracker

Dopodiché sono partito e mi sono messo a camminare verso Uzzano prendendo non la solita strada, ma il sentiero parallelo che facevo sempre da piccolo. Si tratta di una stradina stretta, in salita, che spezza non poco le gambe, ma è sicuro che c’è poca gente e non c’è la strada asfaltata. Non avevo voglia di asfalto e di automobili che passano, volevo più verde e natura intorno per riflettere.

Arrivato a Uzzano ho preso la strada per i Pianacci, località nota per la fantomatica pantera che ogni tanto scappa da non si sa dove e ci si rifugia, e ho tirato a dritto, fermandomi ogni tanto per scattare qualche foto, mangiucchiare qualcosa o provare, con scarsi risultati, a disegnare quello che c’era di interessante.

Amo camminare, lo trovo rilassante ed è uno dei pochi sistemi che conosco per mettere in ordine le idee in maniera lucida. Da fermo non riesco. Seduto, davanti a una scrivania, con tutto il mondo immobile, non sono in grado di concentrarmi. Ho bisogno che il mio corpo si muova per riflettere e ragionare, come se il mio cervello fosse attaccato a una dinamo.

Mi sono così concesso circa cinque ore di deserto per guardarmi dentro in tutta tranquillità immerso nella natura e nella totale solitudine. Ed è una cosa che consiglio a tutti. Prendetevi del tempo, lasciate a casa tutto ciò che non è realmente importante e staccate per un periodo, anche breve, da tutto quello che avete intorno. Io per farlo ho bisogno di camminare, ma magari a voi basta starvene tranquilli su un’altalena a guardare il cielo alla sera, o sulla spiaggia con una birra a osservare il mare, o chissà cos’altro, ma l’importante, in questa società frenetica che non ci lascia spazio per vivere come vogliamo, è ritagliarsi del tempo in tutta tranquillità, senza affanni di nessun tipo, senza la fretta di dover fare qualcosa, per poter dialogare in tutta onestà con noi stessi e riflettere su ciò che più ci preme, in solitudine.

Perché la solitudine, una volta saputa gestire, è un tesoro incredibile.
Le persone pensano alla solitudine come a qualcosa di negativo, perché è uso comune credere che chi sta solo è triste. Io penso proprio il contrario. Imparare a convivere con la solitudine ci rende meno schiavi del bisogno incessante di avere una vita sociale piena con la convinzione che sia l’unico modo di essere felici. Anzi, imparare a stare bene con se stessi, da soli, ci permette di scegliere con più lucidità e criterio le persone di cui circondarsi, senza lasciare nelle mani degli altri le chiavi del proprio benessere.

A tal proposito, c’è una frase di F.Nietzsche che mi è rimasta sempre impressa e che ho fatto mia da diversi anni a questa parte:

Poco per volta comincio a vedere chiaro sul più universale difetto del nostro genere di formazione e di educazione: nessuno impara, nessuno tende, nessuno insegna − a sopportare la solitudine.


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