solitudine

Il Vuoto Cosmico

Postato il Aggiornato il

Mi piacciono gli spazi aperti. Vuoti.

Quando c’è silenzio; quando ogni cosa è immobile e sembra essere esattamente nel luogo dove deve stare come fosse parte di un dipinto; quando il vento ti porta i racconti del mondo ed è l’unica voce che senti; quando incontri qualcuno che è da solo come te e un cenno della testa, o della mano, è l’unica cosa che vi unisce; quando fa freddo e sei costretto a chiuderti nella giacca, nonostante il freddo non passi; quando le stelle se ne stanno per i fatti loro, come hanno sempre fatto, e ti sbeffeggiano facendoti credere che sono là per un motivo. Che sono là per insegnarti qualcosa di mistico. Ma la realtà è che sono solo un simbolo a cui abbiamo attribuito, per necessità, una qualche importanza.

Mi piacciono gli spazi aperti. Vuoti.

Quando il sole  fa capolino tra le foglie degli alberi; quando la terra risuona soltanto dei passi che la percorrono; quando il cielo è azzurro intenso e le nuvole, bianche, assumono la forma di quello che cerchi.

Mi piacciono gli spazi aperti. Vuoti.

Quando l’assenza di tutto diventa presenza.

Disintossicarsi

Postato il

Negli ultimi tempi sono successe diverse cose, sia positive che negative, che mi hanno messo, ancora una volta, nella situazione di fare i conti con me stesso, con le mie scelte di vita, con ciò che sono stato e su ciò che sto diventando.

E ho realizzato, questa volta sul serio, che non posso continuare come ho sempre fatto; farmi venire il mal di vivere per persone e situazioni che non tollero ma con cui devo avere a che fare per forza solo in nome del quieto vivere non è il sistema per vivere in pace con me stesso. Con gli altri forse si, ma con Danilo no. E Danilo è più importante del resto del mondo.

Così ho deciso di cominciare a eliminare tutto ciò che ritengo tossico alla mia esistenza.

Che a parole è facile dirlo. L’ho detto tante volte e fatto poche. Ma questa volta sono partito in quarta. Ho fatto una lista in cui ho segnato tutto ciò che non mi rende sereno e piano piano sto depennando. Ho deciso di fregarmene del compromesso. Tutto ciò che è tossico se ne vola via e si ricomincia.

Non so cosa ne verrà, ma è un rischio che sono pronto a correre.

Non posso fare altrimenti.

Here’s that a rainy day

Postato il Aggiornato il

Stamani piove. Ed è lunedì. Sarebbe un connubio perfetto per iniziare la giornata nel peggiore dei modi se non fosse che io amo i giorni di pioggia, soprattutto quando capitano a inizio settimana.

Sono abituato, ormai da quasi dieci anni, a vivere in maniera sregolata rispetto agli altri. Suonando tutti i fine settimana il lunedì mattina è diventato quello che per la gente comune è la domenica. Posso dormire fino a tardi, anche se poi comincio comunque a lavorare dopo pranzo, e non sento il normale malumore tipico di chi si deve alzare, con la pioggia, dopo una giornata di relax, per ricominciare il solito tran tran quotidiano.

Me ne sto qua, alla finestra, con una tazza di the rosso aromatizzato al peperoncino a guardare la pioggia che cade mentre ascolto Bill Evans e a chiedermi com’erano i miei lunedì prima di dieci anni fa.

Un aspirante eremita non può soffrire di solitudine

Postato il Aggiornato il

Il problema più grande di quanto sei vagamente asociale e tendenzialmente misantropo non è tanto il fatto che le persone cosiddette “normali” ( quelle che io chiamo amorevolmente “standard” ) non ti capiscono, ma il fatto che nemmeno si sforzano di farlo, impiegando magari le loro energie semplicemente per additarti.
Ma si sa, l’uomo reputa stupido ciò che non capisce, ed è più facile cadere nella banalità del giudizio infondato che non cercare di comprendere i motivi che stanno dietro ai comportamenti di una persona, soprattutto se diversi da quelli che la società ci ha insegnato a considerare giusti e che, in maniera più o meno subdola, ci ripete ogni giorno per non permettere a se stessa di crollare. Se tutti seguissimo solo il proprio istinto senza darci dei valori non ci sarebbe una società “civile” (le virgolette qua sono d’obbligo) come quella che abbiamo costruito in tutti questi secoli, ma è così necessario allontanare chi punta la propria vita su priorità diverse o ha il cuore che arde verso altri orizzonti piuttosto che alla vita perfetta che ci propinano in televisione o nelle storie delle elementari?

Eremita

Davanti al fatto compiuto che la maggior parte delle persone che hai intorno ha una visione del mondo totalmente diversa dalla tua non è possibile non sentirsi soli ed emarginati. Quando la maggior parte dei discorsi che ascolti si fondano su argomenti che non ti interessano e non hai nessuno, vicino, con cui poter parlare di ciò che ti fa bruciare l’anima il senso di solitudine non ti lascia stare e, per quanto uno possa stare bene con te stesso, la voglia di condividere anche solo un pensiero con un’altra persona ti si aggrappa alla schiena e non ti si stacca tanto facilmente.

E se pensi, e dici, che forse sei destinato a fare l’eremita per non dover soffrire di solitudine, non puoi poi di certo lamentarti del contrario. No?

PS. La frase che da il titolo al post è di una mia carissima amica, Chiara, che ora se ne sta tranquilla a Grancanaria a prendere il sole. Dopo averle detto che un giorno andrò in eremitaggio mi ha tirato fuori questa perla di saggezza, insieme a un meno poetico “mi stai invecchiando”


Di come ho disattivato l’account di Facebook…

Postato il Aggiornato il

…e di come non reputi nemmeno così importante la cosa ma ne voglio parlare ugualmente!

Ieri ho disattivato l’account temporaneamente dopo aver scritto un post circa venti ora prima per avvisare i contatti della mia scelta e per lasciare il mio indirizzo e-mail, quello di questo blog e il mio numero di telefono a quelle persone che volessero comunque continuare a sentirmi e che non avevano altro modo di farlo se non usando il social.

Dopo pochi minuti che ho scritto il post in tre mi hanno tolto dai contatti, due persone mi hanno scritto una mail per chiedermi i motivi e per sapere se è tutto ok e qualcuno mi ha scritto su whatsapp o mi ha mandato un sms.

In generale ho notato che la mia decisione ha scatenato un po’ di scalpore e di domande nelle persone come se avessi deciso di fare chissà cosa. Ho solo disattivato l’account di Facebook invece, non mi sembra niente di così fuori dal mondo.

Sono stanco di quel social, ho bisogno di un po’ di silenzio intorno. Non posso aprire la pagina e trovare 30 notifiche al giorno, messaggi inutili, post di gente che parla in maniera estrema di cibo, animali, religione, politica, guerra. cinema, piante da giardino e fazzoletti. Non posso dover centellinare i miei pensieri per non offendere qualcuno, o dover mettere la privacy su un post per non farlo vedere a chi poi, in ambiente di lavoro, mi viene a recriminare cose che ho scritto o condiviso. Non fa per me, non ora. Ho bisogno di silenzio.
E Facebook non è silenzio, è un urlo piantato dritto dritto in faccia. Che tu lo voglia o no.

Qualcuno mi ha detto “Potresti semplicemente non accederci”. Beh, non è così facile, non ho tutta questa disciplina e comunque mi ritroverei a dover leggere messaggi e notifiche una volta rientrato (cosa che mi è capitato al ritorno dalle vacanze, ad esempio).

Quindi, ho disattivato e ciao a tutti per un po’, almeno fin quando non avrò terminato il disco…

“A volte, in un istante di quiete”

Postato il

Oggi sono in pace col mondo.

No, non lo sono perché è Natale, ma solo perché mi sono concesso un’intera giornata per acquietare il mio cuore perennemente in tempesta.
Sono andato a camminare, come sempre, nel solito posto sopra casa ma ho deciso di inoltrarmi in qualche stradina che non conoscevo, così, per vedere dove sarei capitato e mi sono sorpreso di come, nonostante siano ormai trent’anni che vivo qua, ignorassi l’esistenza di alcuni sentieri, di case e di persone che vivono in un luogo che conta talmente tante poche persone da poterle chiamare tutte per nome.

Mi sono sorpreso di come a volte desideri andare lontano quando riesco invece a trovare pace e serenità semplicemente inoltrandomi in qualche luogo che non conosco, sdraiarmi su un prato e guardare il cielo.

E tutto vicino casa.

Buon Natale!

Sogno numero 1: Neverland ?

Postato il Aggiornato il

Stanotte ho fatto un sogno rivelatore.
Non che mi abbia rivelato chissà quale verità nascosta, ma mi ha fatto prendere coscienza di una cosa che mi succede a ritmi più o meno regolari: sognare la stessa cosa, nel tempo, in contesti diversi.

Nello specifico si tratta di sognare un luogo segreto di cui solo io conosco l’ubicazione e il modo di arrivarci, dislocato nel tempo e nello spazio in modo differente ogni volta che sogno.

Una volta era una sorta di giardino zen gigante all’interno di una foresta di abeti. Un’altra volta ancora era situato in una torre diroccata che andavo a esplorare con i miei compagni di scuola. Oppure si trattava di una caverna sottomarina sotto il mio condominio.

Non avevo mai collegato questa cosa. Di solito mi ricordo i sogni che faccio ma non ci sto troppo a pensare a meno che non mi sconvolgano in qualche modo, per cui non ho mai riflettuto sul fatto di sognare luoghi segreti in cui so solo io come entrare. Probabilmente è solo il mio desiderio di staccare dal mondo che mi circonda e cercare un luogo sicuro in cui rintanarmi.

Bene, questa notte ho sognato il mio luogo segreto, che poi è sempre uguale anche se cambia la sua ubicazione. L’unica differenza con le altre volte, che forse è stato il campanello d’allarme che mi ha fatto collegare tutti i vari sogni che ho fatto è che questa volta non era segreto. Anzi. Lo avevano utilizzato come luogo pubblico aprendoci un ristorante di lusso con tanto di acqua-park. E al posto dell’entrata nascosta agli occhi di tutti…beh, là c’erano i bagni.

Si accettano interpretazioni della cosa 🙂