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Chi sei quando nessuno ti guarda?

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Avanti, mostrati, chi sei ?

 

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Lavorare da casa : i miei 5 pro e 5 contro

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Da un po’ di tempo ormai la maggior parte del mio lavoro lo faccio da casa, per cui ho pensato di scrivere un articolo a riguardo esaminando cinque cose positive e cinque negative che ho riscontrato nel corso degli anni. Inutile dire, quindi, che parlo delle mie esperienze personali e non di cose oggettive e uguali per tutti.

Partiamo con…

I Contro (In ordine sparso)

  • La Credibilità : Per la maggior parte delle persone la casa e il posto di lavoro sono due luoghi distinti; le persone che lavorano da casa sono viste come quelle che non sono riuscite a trovare chi volesse assumerle (senza capire che lavorare per qualcuno significa essere assunto, seppur per breve tempo) per cui si rischia di essere meno credibili di un professionista che lavora in un luogo preciso e strutturato a uno scopo ben preciso.
  • Il Luogo in cui Vivo : Io vivo in un condominio. Significa orari da rispettare per il benessere dell’ecosistema in cui mi trovo e dover sopportare discorsi tipo “Ogni tanto arriva gente sconosciuta che va a casa sua, uomini o donne, chissà chi sono…chissà che combina a casa…”. Aggiungiamoci poi che, stando in una mansarda, quando arriva l’estate il caldo diventa insopportabile e non trovo vie di fuga, avendo comunque bisogno di tutta l’attrezzatura che ho montato nello studio.
  • Le Distrazioni : Inutile dire che lavorando da casa aumentano le distrazioni di qualunque tipo: telefonate, visite in attese di parenti, il postino con la raccomandata da firmare, l’amico che ti fa una sorpresa (e che mai si sognerebbe di farti in un posto di lavoro, vedi punto 1), il cane che vuole giocare, il gatto che ha fame, il programma tv che fanno proprio in quel momento, il caffè ecc. ecc.
  • La Noia : Se prima ho parlato della credibilità c’è da considerare anche il fatto che lavorare a casa propria può portare, alla lunga, al considerare la propria attività noiosa in quanto non si stacca mai dal luogo in cui si vive. Mi sveglio la mattina, mi lavo, mi vesto, faccio colazione e non esco di casa ma mi sposto semplicemente in un’altra stanza. Sempre meno variabili nella giornata. E io sono uno che si annoia facilmente. Aggiungiamoci poi che, lavorare da casa, significa anche non staccare mai.
  • I Rapporti Umani : Per quanto io sia una persona tendenzialmente solitaria che sta bene da sola ammetto che lavorare da casa minimizza i rapporti umani. A parte le persone con cui, o per cui, una persona svolge la sua attività ci sono tutte quelle persone che si incontrano semplicemente spostandosi da casa al luogo di lavoro.
    Questo punto è simile al punto 4, se non che nello specifico mi sono voluto soffermare sul valore del rapporto interpersonale. Quando lavoravo a Firenze e prendevo il treno tutte le settimane, beh…ho incontrato diversa gente più o meno interessante.

    Ed ora…

    I Pro (In ordine più o meno sparso)

  • Minimizzare il Tempo e le Spese : Non dovendo recarmi in un luogo di lavoro prestabilito ho più tempo per me e spendo meno soldi che posso dedicare ad altre cose. Due volte a settimana insegno in una scuola a Lucca e, seppur abiti a 20Km dal posto di lavoro, ho una spesa sia di tempo che di denaro che posso ben quantificare alla fine dell’anno e che confronto con i soldi che risparmio svolgendo l’attività da casa.
  • Gingillarsi : Ebbene si. Gingillarsi. Tutti ci gingilliamo a lavoro. Lavoriamo 8-10 ore al giorno ma la quantità di tempo che effettivamente spendiamo per produrre il bene\servizio della nostra attività spesso è molto meno ed è una cosa riscontrabile in molte attività. Beh, gingillarsi a casa propria è tutta un’altra cosa, lo fai con più tranquillità e con meno pressione, di conseguenza, per come la vivo io, è più facile recuperare lucidità mentale per proseguire il lavoro.
  • Tutto a portata di Mano : Lavorare da casa significa non doversi preoccupare di aver lasciato qualcosa a casa.
  • La Pausa Pranzo : Avere la cucina a disposizione per me è molto importante visto che mi piace mangiare bene e se non accade poi mi monta il nervoso. Che poi posso mangiare pure un panino (un buon panino, si intende) ma avere la cucina a disposizione mi permette di agire con più tranquillità anche solo per prepararmi da mangiare (e qua si torna al punto 2 ) senza mettere fretta ad altre persone o, peggio, avere altre persone che ti rallentano.
  • Ma volete mettere…. d’inverno, quando piove e fa freddo…e la gente si alza di malumore perché deve andare a lavoro nonostante tutto…e tu sei seduto sulla poltrona girevole, con in mano una tazza di cioccolata calda o di the fumante, a guardare il maltempo fuori dalla finestra e a pensare che puoi lavorare tranquillamente da casa fregandotene della pioggia?

“In direzione ostinata e contraria”

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Ieri mattina, verso le 7:30, sono andato a camminare in collina, dietro casa mia come faccio da diverso tempo a questa parte.

Inizialmente avevo preso la cosa come un modo per rilassarmi facendo una passeggiata tranquilla, ma ormai è diventata un’abitudine quasi necessaria…e più passa il tempo più aumento il tempo in cui mi perdo tra la strada e i sentieri tanto che sono, appunto, costretto ad andare la mattina presto altrimenti non ne avrei il tempo.

Subito dopo la prima curva che costeggia il cimitero di Uzzano mi sono voluto fermare a guardare il panorama seduto su una di quelle scomode – e brutte –  panchine che il comune ha deciso di installare qualche anno fa e ho cominciato a riflettere un po’ di più su alcune questioni che mi riguardano.

"Guarda. Cerca. Corri lontano. Vola. " #endless #horizon #uzzano #relax #autumn

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“Pensare troppo fa male” dicono, ed è vero. Ma non è forse tramite la consapevolezza, anche dolorosa, del proprio io e delle proprie condizioni che si raggiunge lo “step” successivo? Dovrei forse adagiarmi a vivere prendendo le cose “così come sono perché è così che va il mondo”?

NO!

Come ho scritto più volte –  e come ho sempre detto – il mio essere vagamente asociale e tendenzialmente misantropo mi ha portato sempre più lontano dal senso comune tanto che ormai mi sento come lo scemo del villaggio, costantemente fuori luogo ma consapevole  della cosa. E non me ne lamento. Per niente. Mi piace questa cosa.

Il problema è un altro…mi sono talmente staccato da tutto quello che è convenzionale, da tutto quello che la gente considera normale  che non mi sento più di appartenere a niente.

Le persone parlano di cose verso cui non provo interesse, in continuazione. La musica che passa in radio mi annoia, i film che passano in tv non mi stimolano per niente. E così cerco cose più underground, cose che alla fine conosciamo io e pochi altri di cui nemmeno conosco l’esistenza. Ed è una sorta di circolo vizioso…ma dovrei tradire me stesso per essere più sereno, o devo trovare il modo di esserlo restando coerente con le mie scelte?

La risposta è ovviamente la seconda, ma continuo a chiedermi, mentre riempio instagram di fotografie di nuvole, se sono adatto a questo mondo o no.

 

60 Kg di Cozze

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A volte vorrei essere come le persone che ieri sera erano sedute a cena vicino a me.
Persone semplici che vivono di cose semplici, che si emozionano per un tramonto perché è normale farlo ma non cercano di vederlo da altre prospettive o di catturare la possibile poesia della situazione; inquadrano il tramonto, ne sono estasiate ma poi gli voltano le spalle e tornano alla loro vita. E fanno così anche con le cose spiacevoli. Ma non approfondiscono, non si espongono, non saltano dal dirupo per afferrare quanto c’è di bello, o di brutto, in quello che hanno davanti.
Si accontentano di quel poco che è considerato parte della normalità, non si fanno alcun problema più complesso di quelli che la quotidianità gli pone davanti e, a differenza mia, vivono dannatamente bene.

Menomale ci siete voi che sapete tutto…

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…io continuo a vivere felice nella mia ignoranza 😀

Bukowski