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Il matrimonio di Capitan Whiskey

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Avevo già parlato di Capitan Whiskey in un mio vecchio post di febbraio, nonchè avevo preannunciato l’imminente apocalisse del 17 settembre, giorno del suo matrimonio.

Bene quel giorno non solo è arrivato, ma è anche passato. Ed è stato uno dei giorni più belli che abbia mai vissuto.

Non starò qua a descrivere quello che è successo perché non avrebbe senso, dico solo che ogni tanto ritrovarsi in certi contesti è piacevole. Soprattutto quando i contesti non sono forzati, come di solito lo sono i matrimoni…sembrava un ritrovo di amici che non si vedono da anni ma che parlano come se si fossero salutati il giorno prima, con in mano l’ennesimo bicchiere di vino bianco e di spritz, con l’acqua che scende tranquilla dal cielo, le risate e la commozione.

Altro che apocalisse…

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Le mirabolanti avventure di Capitan Whiskey e di Mastro Sbornia

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Sarà stato all’incirca 7-8 anni fa, ma fu una di quelle serate che non si scordano facilmente.
Il mio amico Matteo, che ora lavora in Germania, ospitava me e Pennino (che si chiama Matteo pure lui, ma ormai tutti lo chiamiamo per cognome) per le puntuali serata scazzo\giochi da tavolo o di ruolo\alcolici. Avevamo poco più di 20 anni, all’epoca, e tante cose per la testa che oggi sono un po’ volate nel vento per lasciare posto a cose più importanti.

Quella sera ci facemmo una spaghettata alla carbonara, di quelle che ti ammazzano non appena hai finito la prima forchettata. Matteo deciso di metterci pure la cipolla perché “così è più buona” (detta con il modo di fare di un cavernicolo, non certo di uno che sarebbe diventato un neuroscienziato) e poi, nonostante non fosse proprio la ricetta originale, ci stava meglio, a nostro dire, con la bottiglia di vino rosso che avevo portato.

Mangiammo di gusto mentre giocavamo a Risiko e parlavamo del più e del meno. Poi arrivò l’ora del Marsala. Il Marsala è una brutta bestia, ma se ne bevi poco non ci sono problemi. Finimmo la bottiglia in tre, ovviamente e poi, per riprenderci ci facemmo una tazza gigantesca, a testa, di the verde misto col the nero alla vaniglia. Ma siccome aveva qualcosa di “insipido” lo allungammo con un po’ di limoncello ( a me non piace, ma non si può sciupare mica il the con il limone, no? 😀 )

Dopo quella botta Pennino decise di andare a casa, era in effetti tardi e la mattina avrebbe dovuto svegliarsi presto. Anche io, ma sono sempre stato più resistente (menefreghista) per certe cose che riguardano il fare tardi e svegliarsi la mattina presto.

Così rimanemmo io e Matteo a guardarci negli occhi, parlare dei tempi andati delle scuole medie e delle elementari, che quando hai 20 anni sembrano cose successe veramente diversi anni prima, e aprimmo una bottiglia di Whiskey. Bottiglia che fu, ovviamente, finita in tempi molto brevi e non in parti eque. Io ne bevvi appena un bicchiere e mezzo, il resto la scolò Matteo tra una vomitata di roba nera e un’altra.

Arrivò l’ora anche per me di andare via, barcollando come il peggiore degli ubriachi. Presi la porta e mi diressi a piedi a casa al freddo di quella notte autunnale. Il vento che mi sferzava la faccia e io che capivo a malapena dove fossi mentre, a mia insaputa, Matteo stava continuando a vomitare mentre sua madre, svegliatasi dal casino, pensava stesse per morire e voleva chiamare il 118.

La mattina seguente mi alzai intorno alle 9:00, presi il treno per andare a Pisa e verso le 11,30 mi chiamò Pennino e mi chiese
“Ma te come stai?”
“Bene, alzarsi stamani è stato un po’ un casino, però sono in piedi, come mai?”
“Eh, Matteo è stato malissimo tutta la notte, ha continuato a vomitare roba non ben definita”

Mandai allora un sms a Matteo, con scritto “We, Capitan Whiskey, come stai? Mi ha detto Pennino che sei quasi morto” (perchè a 20 anni le cose mica si prendono sul serio eh) e lui, tranquillamente mi rispose “Mastro Sbornia, tutto ok. Ma da oggi non bevo più!”

Anni dopo lo avrei contattato via skype, mentre era in Germania, per trovarlo nella vasca da bagno immerso nella birra, ubriaco fradicio.

Tra meno di un anno si sposa. Credo gli regalerò una bottiglia di JackDaniels.